Padova. Omicidio Giada Zanola. La vittima intossicata prima della morte: "Non si poteva muovere da sola".

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Padova. Omicidio Giada Zanola. La vittima intossicata prima della morte: "Non si poteva muovere da sola".

Il processo per la morte di Giada Zanola entra in una fase cruciale. In aula, nella giornata di mercoledì 22 gennaio 2026 a Padova, la ricostruzione scientifica e digitale delle ultime ore della 33enne sta confermando un quadro accusatorio a carico dell'ex compagno, Andrea Favero, camionista di 39 anni, imputato per omicidio.

Come riportato dal Corriere del Veneto, i medici legali hanno evidenziato la presenza di benzodiazepine nei tessuti e nei capelli della donna, farmaci acquistati dall'uomo e spesso prescritti per insonnia, tracce che rafforzano la tesi dell'intossicazione pre-morte. Gli esperti della parte civile hanno sottolineato come tali sedativi rendessero impossibile qualsiasi movimento autonomo, mettendo in dubbio la versione di una caduta accidentale dal cavalcavia di Vigonza, il paese dove la coppia abitava con il figlio.

Ulteriori ricerche su internet compiute dall'imputato indicano l'acquisto e la somministrazione di sedativi, mentre il suo comportamento post-evento evidenzia accessi a siti di incontri subito dopo la tragedia. Le indagini digitali completano il quadro: l'infotainment dell'auto di Favero registra la marcia nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2024, con soste e aperture delle porte che coincidono con il momento della caduta.

Il contapassi e il cellulare di Giada Zanola, invece, mostrano assenza di movimento e connessioni sospese, segno che la vittima non si sarebbe potuta muovere da sola. In aula, i consulenti informatici hanno descritto con precisione la sequenza dei fatti, dalla marcia notturna alla disconnessione dei dispositivi, mentre i legali della difesa contestano la ricostruzione di un'intossicazione letale. (di E.L. – PadovaOggi)

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