Samarate. Omicidio Teresa Stabile. In aula le testimonianze dei parenti: "Controllata e oppressa dal marito".

Immagine della notizia (Immagine di Ale5875 su Wikimedia Commons — CC BY-SA 3.0)

Samarate. Omicidio Teresa Stabile. In aula le testimonianze dei parenti: "Controllata e oppressa dal marito".

Costantemente controllata, oppressa dalla gelosia del marito che le impediva anche di vivere con serenità i rapporti di amicizia con altre donne. Era l'esistenza che si è trovata a vivere, per anni, Teresa Stabile, la donna di Samarate uccisa dal marito – da cui stava divorziando – il 16 aprile 2025.

In una nuova udienza del processo, in cui Gerardi è imputato per omicidio volontario, emerge la storia straziante delle continue vessazioni che la signora Stabile si trovava a vivere nella sua famiglia: episodi anche molto lontani dal tempo, che i figli e i genitori della vittima – con sofferenza – hanno raccontato alla Corte d'Assise di Busto Arsizio.

Il primo a testimoniare è stato stato il primogenito della coppia, 28 anni, che ha raccontato un clima familiare pesante e conflittuale. «Continuava a pressarmi per sapere dove fosse mia madre» ha spiegato il giovane. «Ci sono messaggi in cui gli chiedevo di smetterla di scrivermi per sapere di lei». Proprio per allontanarsi da quella situazione il maggiore dei due figli aveva deciso di andare a vivere da solo: «Ero stufo di vivere in quella situazione».

Nel suo racconto sono emersi anche episodi di violenza diretta nei suoi confronti. In un'occasione, durante l'intervento dei Carabinieri, Gerardi avrebbe cercato di prendere la moglie Teresa Stabile per l'orecchio: «Ho provato a fermarlo e lui mi ha percosso». Il primogenito ha raccontato anche degli insulti rivolti verso la vittima: «Sentire la propria madre chiamata lesbica, troia, puttana non è bello. In molte occasioni si sono sentite queste parole».

In una discussione particolarmente violenta l'imputato avrebbe cercato di buttare il figlio fuori di casa: «Ha iniziato a picchiarmi. Mia madre è intervenuta per proteggermi e si è rotta un dito». Il quadro è stato confermato anche dal fratello minore, che ha 22 anni. Il giovane ha ricordato di un episodio risalente alla sua infanzia: «Avevo circa dieci anni, loro avevano litigato. Mio padre ha bloccato mia madre sul letto e cercava di spogliarla. Io sono corso dai miei nonni per chiedere aiuto».

Incalzato dalla difesa di Gerardi che chiedeva – quasi contestava – quali contromisure avesse preso la famiglia di fronte al montante disagio dell'imputato, il 22enne ha testimoniato che nel gennaio del 2025 Teresa Stabile, accompagnata dalla sorella, si era recata alla caserma dei Carabinieri, ma non era stata formalizzata una denuncia.

Secondo quanto raccontato in aula, i militari avrebbero ritenuto che non fosse necessario, dicendo alla donna: «è un brav'uomo». I vertici della caserma hanno subito sanzioni disciplinari dal Comando provinciale dei Carabinieri, come emerso anche nella precedente udienza. (di Roberto Morandi – MalpensaNews)

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