Padova. Andrea Favero nel processo sulla morte di Giada Zanola. "L'ho lasciata in strada, non l'ho uccisa".

Immagine della notizia (Immagine di Depositphotos)

Padova. Andrea Favero nel processo sulla morte di Giada Zanola. "L'ho lasciata in strada, non l'ho uccisa".

Ieri mattina di fronte alla Corte d'Assise di Padova, l'imputato Andrea Favero, camionista 40enne, ha detto di non essere stato lui a gettare la sua ex fidanzata Giada Zanola dal cavalcavia di Vigonza, la notte tra il 28 e il 29 maggio 2024. Parole che smentiscono in maniera ufficiale quanto detto alla Polizia la notte stessa quando aveva confessato il femminicidio: un'ammissione inutilizzabile perché fatta senza avvocato e pm e detta in quanto «schiacciato dalla pressione», ha chiarito sempre ieri.

«Non posso sapere come Giada sia finita» sotto al cavalcavia sull'asfalto dell'A4, dopo la litigata sulla schiena del ponte: «So solo che in quel momento l'ho lasciata con i piedi sopra la linea bianca della carreggiata, ho chiuso la porta e sono andato via verso casa dove c'era nostro figlio da solo e non ho guardato indietro: non mi spiego da quel momento cosa sia successo», ha riferito l'imputato in aula.

La notte tra il 28 e il 29 maggio 2024, dopo un rapporto sessuale e un freddo scambio di battute, Giada Zanola si era allontanata da casa: «Erano le 3, allora mi sono vestito, sono salito sulla sua macchina e l'ho inseguita in direzione del cavalcavia» ha spiegato Favero.

«L'ho raggiunta, le ho detto di venire a casa e lei è salita senza fare resistenza. Mentre mi parlava, insultandomi, io cercavo un punto per girarmi: ad un certo momento mi sono accorto che ero sul cavalcavia, a un chilometro da casa. Sì, forse c'era uno spazio prima per girarmi ma non ci ho fatto caso. L'unico posto che in quella situazione ho trovato è stata una vietta giù dal cavalcavia e quando mi sono rimesso in carreggiata in direzione di casa, lei mi ha urlato "fammi scendere, lasciami qua"».

«Lei è rimasta ferma – ha ricostruito il 40enne – al che ho tirato il freno a mano, sono sceso e le ho aperto la sua portiera e le ho detto: "scendi". Abbiamo continuato a dirci delle cattiverie legate alla sua nuova relazione e al fatto che mi avrebbe portato via il figlio».

«Ad un certo punto le ho detto: "Fai quello che vuoi, abbiamo il bambino che dorme a casa da solo e vado da lui, noi ci vediamo dopo". Quando avviene questa discussione, noi siamo in mezzo alla strada: lei era tra la porta del passeggero e il ciglio della strada, sopra la linea bianca laterale, prima del guardrail. L'ho lasciata lì» – ha concluso l'imputato. (di Nicola Munaro – Il Gazzettino)

Cara/o utente, spero tu abbia apprezzato il contenuto di questa pagina.

FemminicidioItalia.info è un progetto informativo nato nei primi mesi del 2019 dedicato alla raccolta di dati e notizie su casi recenti e passati di femminicidio in Italia, nonché sul fenomeno della violenza sulle donne nel nostro paese.

Nel corso del tempo lo sviluppo del sito è aumentato a dismisura. Le pagine sono diventate centinaia e le voci di approfondimento sono costantemente monitorate per fornire gli ultimi aggiornamenti. Teniamo traccia delle notizie e riportiamo quelle più importanti avendo sempre cura di citare le fonti per ringraziare i giornalisti del loro arduo lavoro.

Tuttavia la gestione del progetto è diventata anche più complessa e dispendiosa. Se credi nella bontà del nostro operato e ti va di contribuire, potresti darci una mano oppure considerare di effettuare una donazione. Anche una piccola somma può significare un grande aiuto affinché il sito rimanga in vita e continui a essere aggiornato. Grazie.