Busto Arsizio. Omicidio Vasilica Potincu. Chiesto l'ergastolo per Andrea Mostoni: "È stato un delitto premeditato".
La Procura ha chiesto la condanna all'ergastolo per Andrea Mostoni, imputato per l'omicidio di Vasilica Potincu, la donna di 36 anni trovata senza vita il 25 maggio 2025 in un appartamento di via Stelvio, a Legnano, con un coltello conficcato nella schiena.
La richiesta è stata formulata nella mattinata di ieri, martedì 7 luglio 2026, dal pubblico ministero Ciro Caramore, al termine di una requisitoria durata circa un'ora davanti alla Corte d'Assise di Busto Arsizio, presieduta da Rossella Ferrazzi.
Nel suo intervento, il magistrato ha descritto Mostoni come un soggetto di particolare pericolosità, arrivando ad affermare che, se non fosse stato fermato, «avrebbe potuto trasformarsi in un assassino seriale». Secondo l'accusa, infatti, il giovane di Robecco sul Naviglio avrebbe adottato lo stesso schema comportamentale non solo con la vittima, ma anche nei confronti di un'altra prostituta.
Per la Procura, Mostoni avrebbe instaurato un rapporto basato sul prestito di denaro, utilizzato per creare una situazione di dipendenza psicologica e successivamente esercitare un controllo sempre più pressante sulle donne. Nel corso della requisitoria il pubblico ministero ha letto alcuni messaggi inviati da una seconda donna all'imputato, sostenendo che dalle conversazioni emergerebbero paura e forte preoccupazione.
Secondo l'accusa, anche in quel caso Mostoni avrebbe chiesto con insistenza la restituzione del denaro prestato, alimentando un comportamento ossessivo riconducibile al tentativo di instaurare una relazione sentimentale. Per il pm, un atteggiamento analogo sarebbe stato tenuto anche nei confronti di Vasilica Potincu, che – secondo le testimonianze raccolte durante le indagini – viveva una situazione di forte timore nei confronti dell'imputato.
Nel ricostruire il delitto, il PM ha ripercorso i principali elementi investigativi che, a suo giudizio, dimostrerebbero la responsabilità di Mostoni. Tra questi figurano gli orari ricostruiti dagli inquirenti, i dati delle celle telefoniche, le immagini dei sistemi di videosorveglianza e gli accertamenti scientifici eseguiti durante le indagini.
Sulla base di tale quadro probatorio, la Procura ritiene dimostrata non solo la responsabilità dell'imputato per l'omicidio, ma anche la sussistenza dell'aggravante della premeditazione e del reato di atti persecutori nei confronti della vittima. (La Provincia Di Varese)