Loreto. I primi risultati dell'autopsia: Luigia Fortunato massacrata con più di cinquanta coltellate.
Più di cinquanta fendenti all'addome e alle gambe. È il quadro terribile emerso dall'autopsia sul corpo di Luigia Fortunato, la 33enne uccisa dal marito Sami Khemaies, tunisino di 39 anni, nella casa dove vivevano a Loreto (Ancona).
L'esame, eseguito dal medico legale Angelo Montana, ha misurato l'accanimento con cui la donna è stata colpita nell'aggressione che non le ha lasciato scampo: certamente la vittima si è difesa da quella violentissima aggressione, in quanto sarebbero state riscontrate ferite anche sugli avambracci.
L'imputato, reo confesso, si trova nel carcere di Montacuto con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato, mentre non è stato contestato il femminicidio. Khemaies avrebbe accoltellato la moglie al culmine di un violento litigio in casa. L'uomo ha sostenuto che la moglie lo aveva minacciato con un coltello; poi secondo la sua versione dei fatti, lui l'avrebbe disarmata e uccisa.
La difesa della famiglia è affidata all'avvocata Cristina Perozzi, che fin dai primi giorni ha messo in guardia dal rischio di vittimizzare di nuovo la donna: "Luigia era una madre meravigliosa e irreprensibile, ecco perché non era nota ai servizi sociali – ha dichiarato –. In quella famiglia non c'era conflittualità, ma un padre disfunzionale con precedenti di reato. Lei sollecitava l'uomo a riabilitarsi, consentendogli di avere contatti con il figlio". (di Francesco Pascucci – il Resto del Carlino)