Montecatini Terme. Le motivazioni dell'ergastolo a Vasile Frumuzache: "Eccezionale capacità criminale".
Sette ore di "buio" tra le 9.06.35 e le 15.55.03 del 16 maggio 2025 dopo aver decapitato e scaricato il cadavere di Maria Denisa Paun tra i rovi del casolare degli orrori di via Riaffrico, sopra le Panteraie, a Montecatini. Vasile Frumuzache aveva spento il telefono.
La pubblica accusa e i giudici – nelle 53 pagine della motivazione della sentenza che nel giugno scorso lo ha condannato all'ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno – hanno provato a ricostruire i suoi spostamenti con i dati del gps e della scatola nera della sua Golf.
Sono tutti spunti investigativi. Tra le 9.30 e le 9.41 era al casolare abbandonato dove ha occultato i cadaveri, poi alle 9.56 nel parcheggio del centro commerciale Ipercoop, quindi alle 10.24 nella sua casa di Bizzarrino a Monsummano. Si è di nuovo mosso alle 13.52, per andare in un autolavaggio in piazzale Italia a Montecatini, qui è rimasto mezzora. Avrà tentato di pulire l'auto per far sparire le tracce della donna uccisa.
Il killer reo confesso di Maria Denisa e Ana Maria Andrei non ha saputo dare spiegazioni dei suoi spostamenti, che restano dunque per ora senza una risposta. Se quello con l'Andrei è stato un incontro casuale in strada con epilogo drammatico – il 27 luglio del 2024 in via Bassi a Montecatini, dove la escort esercitava – sono diverse le circostanze che hanno portato l'ex guardia giurata di origine romena faccia a faccia con la sua seconda vittima, Denisa.
Il dibattimento ha ricostruito un preciso percorso digitale. A mezzanotte e 26 minuti dell'8 maggio 2025, otto giorni prima dell'omicidio, il 33enne apre per due minuti l'annuncio della donna, che si presentava come Alexandra, su BakecaIncontri. Poi cerca il suo numero su Escort Advisor sei volte, consultando le recensioni: 8, 9, 12, 14, 15 e 16 maggio. Insomma, c'era lei nel suo mirino.
Escludendo la premeditazione nei due delitti ma negando le attenuanti, Frumuzache viene descritto come un uomo dalla "eccezionale capacità criminale". I giudici parlano di una personalità con "particolare propensione a delinquere" e di "assoluto disprezzo per la vita altrui". Allo stesso tempo precisano che non esiste prova che i due omicidi facessero parte di un unico programma criminoso. (di Luca Signorini – Il Tirreno)