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Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

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Il femminicidio di Alessandra Cità ad Albignano d'Adda di Truccazzano

Vittima:
Alessandra Cità
Killer:
Antonio Vena
Località:
Albignano d'Adda di Truccazzano
Data:
19 aprile 2020
Foto della Chiesa di San Majolo Abate ad Albignano di Truccazzano in provincia di Milano
Foto della Chiesa di San Majolo Abate ad Albignano di Truccazzano in provincia di Milano (di Geobia, licenza CC BY-SA 3.0)
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Alessandra Cità, 47 anni, è stata uccisa nella notte tra il 18 e il 19 aprile 2020 ad Albignano d'Adda, frazione di Truccazzano in provincia di Milano.‍[1][2]

Foto della Chiesa di San Majolo Abate ad Albignano di Truccazzano in provincia di Milano
Foto della Chiesa di San Majolo Abate ad Albignano di Truccazzano in provincia di Milano (di Geobia, licenza CC BY-SA 3.0)

L'ex compagno della donna, Antonio Vena, coetaneo, dopo il delitto si è costituito alla caserma dei carabinieri di Cassano d'Adda, confessando l'omicidio. Di fronte ai militari avrebbe riferito di aver compiuto il gesto per gelosia.

La vittima sarebbe stata freddata nel sonno, mentre stava dormendo sul letto, con un fucile a pompa. L'arma era regolarmente intestata alla donna. La signora Cità lavorava come dipendente Atm, era una conducente di tram. La relazione con l'uomo era durata circa 9 anni. La rottura sarebbe avvenuta nelle precedenti settimane, al termine di un periodo di crisi intercorso fra i due.

Nonostante ciò, avevano continuato a frequentarsi da conoscenti. Entrambi originari di Ganci (Palermo), si erano trasferiti anni fa in Lombardia: lui aveva trovato lavoro a Bressanone (Bolzano). Secondo quanto testimoniato dai vicini, solitamente l'uomo tornava nell'abitazione dell'ex compagna ad Albignano nei fine settimana. Tuttavia, negli ultimi giorni a causa delle restrizioni per la pandemia di Coronavirus, l'azienda in cui il quarantasettenne era impiegato aveva chiuso, così la donna lo aveva ospitato nel proprio appartamento. Purtroppo la convivenza forzata, mista alla non accettazione della fine del loro rapporto, avrebbe scaturito la tragedia.‍[3]

Vena era precedentemente sposato con un'altra donna, con la quale conviveva a Chiusa (Bolzano) e aveva avuto un figlio. L'ex moglie lo aveva denunciato due volte per maltrattamenti. In particolare, in un episodio avvenuto nel 2012, l'aveva seguita in auto per poi tamponarla e farla uscire fuori strada. In seguito si erano separati e lui si era legato ad Alessandra.‍[4][5]

Nei confronti dell'uomo è stato disposto il fermo con l'accusa di omicidio volontario. Al termine delle formalità di rito, è stato condotto in carcere.‍[3] Il 21 aprile, nell'interrogatorio di garanzia, il quarantasettenne si è detto pentito del proprio gesto. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare in carcere.‍[6]

Note

  1. ^ Omicidio di Truccazzano, assassino a San Vittore. Chi è la vittima. Prima la Martesana. Archiviato dall'originale. Consultato il 19 aprile 2020.
  2. ^ Dramma a Truccazzano: spara in testa alla compagna e la uccide, poi si costituisce. ilgiorno.it. Archiviato dall'originale. Consultato il 19 aprile 2020.
  3. ^ a b Alessandra, la tranviera Atm ammazzata nel sonno dal compagno con un colpo di fucile. MilanoToday. Archiviato dall'originale. Consultato il 19 aprile 2020.
  4. ^ Uccide compagna durante la notte con un colpo di fucile: il Covid li costringeva a convivere. Il Messaggero. Archiviato dall'originale. Consultato il 20 aprile 2020.
  5. ^ Uccide la compagna nel milanese. Era già stato denunciato dalla ex moglie. Rai News. Archiviato dall'originale. Consultato il 20 aprile 2020.
  6. ^ Femminicidio nel Milanese, Antonio Vena si dice pentito e distrutto. Alto Adige. Archiviato dall'originale. Consultato il 22 aprile 2020.
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