Voce su Jessica Dalla Chiara
Jessica Dalla Chiara, 32 anni, è morta nel corso della notte tra il 23 e il 24 giugno 2024 nell'abitazione in cui risiedeva a Bussolengo in provincia di Verona.[1]
La donna era impiegata come infermiera alla "Unità Locale Socio-Sanitaria 9 Scaligera" di Bussolengo e conviveva con il marito Nadir Rossi, 33 anni (anche lui infermiere), e la loro piccola figlia Aurora, nata da pochi anni.
Il precedente venerdì 21 giugno, Jessica Dalla Chiara era stata dimessa dopo un mese di ricovero per una crisi avvenuta nella notte del 22 maggio, quando la trentaduenne faceva faticava a respirare e fu colpita da un arresto cardio-circolatorio. La donna riuscì a salvarsi dopo il trasporto al pronto soccorso dell'Ospedale Borgo Trento di Verona. Durante il ricovero le venne diagnosticata una grave forma di ipoglicemia.
La Chiesa di Santa Maria Immacolata a Verona dove sono stati celebrati i funerali di Jessica Dalla Chiara (su concessione di BeWeB - Beni Culturali Ecclesiastici in Web)
Il successivo 21 giugno Jessica Dalla Chiara fu dimessa e poté tornare a casa, ma già dalla seguente notte, tra il 21 e il 22 giugno 2025, la trentaduenne fu colpita da un'altra crisi, che però riuscì a superare senza l'intervento del personale medico sanitario.
Il giorno successivo, domenica 23 giugno, la donna trascorse qualche ora fuori casa con il marito e la figlioletta. Tuttavia, nella notte tra il 23 e lunedì 24 giugno, la trentaduenne ebbe l'ennesima ed ultima crisi che risultò fatale. Con il grande dolore di familiari e conoscenti, i funerali di Jessica Dalla Chiara furono celebrati il successivo 28 giugno 2024 nella chiesa di Santa Maria Immacolata a Verona. La salma fu poi cremata.
Intanto la Procura scaligera aveva aperto un'inchiesta sul caso. L'attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile di Verona, aveva tratto origine da una duplice segnalazione. La prima, pervenuta nel luglio del 2024 dall'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, a seguito dell'esito degli esami eseguiti post mortem, dai quali era emerso che i ripetuti episodi di ipoglicemia non erano riconducibili a cause naturali, ma erano stati provocati da somministrazioni non terapeutiche di insulina dall'esterno.
La seconda segnalazione era scaturita dalle dichiarazioni dei genitori di Jessica Dalla Chiara, i quali avevano fin da subito manifestato profondi e fondati dubbi sulle reali cause del decesso della figlia e sulla frettolosa gestione del corpo, subito cremato da parte del genero.
La svolta nel caso è avvenuta più di due anni dopo, il 29 ottobre 2026, quando il marito della donna, Nadir Rossi, è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario. Il provvedimento di custodia cautelare in carcere, eseguito dalla Squadra Mobile della Questura di Verona, è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari di Verona su richiesta della locale Procura.[2][3]
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l'infermiere avrebbe somministrato massicce dosi di insulina alla moglie via flebo per scopi non terapeutici, causandole lo stato di ipoglicemia che poi era risultato fatale. Le somministrazioni si sarebbero consumate prima a casa e poi in ospedale, dove la donna era stata ricoverata.
L'uomo, infermiere impiegato all'Ospedale Borgo Roma di Verona, avrebbe inoltre anche incassato un indennizzo per la morte della coniuge, che aveva stipulato un'assicurazione sulla vita un paio di anni prima del decesso. All'indiziato sono stati contestati anche i reati di tentato omicidio aggravato, distruzione e soppressione di cadavere mediante fraudolenta cremazione, truffa assicurativa e peculato continuato di farmaci.[2][3]
Secondo le ricostruzioni, il ricovero di Jessica Dalla Chiara risalente al 22 maggio 2024 fu dovuto a un'iniezione di insulina che le ridusse il tasso glicemico sotto il valore critico, portando la donna in coma farmacologico. La trentaduenne si salvò solo grazie al tempestivo intervento del 118.
Successivamente, durante il ricovero all'Ospedale di Borgo Trento, Nadir Rossi – sfruttando la propria qualifica professionale per accedere indisturbato al reparto anche al di fuori degli orari di visita consentiti – avrebbe somministrando ulteriori dosi letali di insulina tramite i cateteri venosi a cui la donna era regolarmente collegata, provocando altre tre crisi ipoglicemiche.
La conclusione di quello che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un piano per uccidere la moglie, si sarebbe consumato il 24 giugno 2024, a soli tre giorni dalle dimissioni della vittima dall'ospedale, quando Nadir Rossi le avrebbe somministrato l'ultima flebo fatale di insulina all'interno dell'abitazione di Bussolengo, causandone il decesso.
L'uomo era stato poi licenziato dall'Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona dopo un provvedimento disciplinare. Secondo quanto ricostruito, nel novembre del 2025 Nadir Rossi si era appropriato di cinque fiale di un farmaco a base di fentanyl e di dieci fiale di morfina dalla cassaforte del reparto, di cui aveva la custodia.
Successivamente l'infermiere aveva tentato il suicidio, ma i colleghi riuscirono a intervenire in tempo per salvarlo, dopo averlo trovato privo di sensi, con un ago-cannula nel braccio, nello spogliatoio maschile del pronto soccorso. Sul posto furono rinvenute anche diverse lettere d'addio di natura ricattatoria ed esplicitamente polemiche verso l'Autorità Giudiziaria e l'Azienda Ospedaliera, che successivamente lo aveva licenziato.
Nel frattempo le indagini della Procura avrebbero svelato delle sofisticate strategie di occultamento e depistaggio poste in essere da Nadir Rossi. Subito dopo la morte della moglie, l'uomo avrebbe indotto in errore l'ufficiale dello stato civile di Bussolengo, procedendo così alla distruzione del cadavere e alla tumulazione delle ceneri appena dopo il funerale, al verosimile fine di impedire lo svolgimento di qualsiasi esame autoptico.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito un ulteriore tentativo di inscenare una falsa versione dei fatti. Rossi avrebbe modificato in tre diverse versioni una nota contenente le ultime volontà della moglie, trovata sul suo telefono. Nel documento, che secondo gli inquirenti sarebbe stato falsificato, Jessica Dalla Chiara avrebbe espresso comprensione e approvazione per la relazione extraconiugale che il marito aveva da mesi con un'altra donna e con la quale l'uomo avrebbe progettato di andare a vivere.[2][3]
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