Terni. Fatiha El Afghani uccisa a martellate dal marito. Chiesto il rinvio a giudizio per femminicidio.
L'aveva presa a martellate per ucciderla e ha ottenuto il suo scopo. Ma ora per Mohamed El Messaoudi, l'operaio marocchino marito della donna morta in ospedale a Terni, a cinque mesi dall'aggressione, sarà difficile evitare l'ergastolo.
Il sostituto procuratore Raffaele Pesiri, che aveva appena chiesto il rinvio a giudizio dell'uomo per tentato femminicidio, alla luce della tragica fine della moglie, contesterà il femminicidio consumato aggravato della premeditazione, della crudeltà e della relazione affettiva, sebbene ormai finita.
El Messaoudi, difeso dall'avvocato Vincenzo Bochicchio, dovrà rispondere anche della violazione del divieto di avvicinamento e del porto ingiustificato del martello da carpentiere, arma del delitto. L'udienza preliminare è stata fissata per il 20 gennaio 2027 davanti alla giudice del tribunale di Terni, Chiara Mastracchio. Scontato il processo: si svolgerà davanti alla Corte d'Assise.
Nel frattempo, è stata disposta l'autopsia sulla vittima, Fatiha El Afghani. La donna aveva 44 anni. I medici hanno fatto di tutto per salvarla, ma durante la lunga degenza non ha mai dato segni di ripresa. Troppo gravi le lesioni subite il 9 maggio scorso, quando fu assalita a bordo dell'autobus 22, nella zona di Santa Lucia di Stroncone.
Il marito, che lei aveva lasciato e denunciato più di un mese prima dopo l'ennesimo maltrattamento, l'aveva colpita con almeno otto martellate alla testa, sfondandole il cranio. Poi era scappato con in tasca 1800 euro, prelevati in vista della fuga. Fu rintracciato e arrestato dai carabinieri tre giorni dopo. Nonostante si fosse tagliato la barba venne individuato in un bar della zona mentre, come niente fosse, sorseggiava un caffè. (di Andrea Rossini e Valter Pasqualini – RaiNews)