Voce su Tania Bellinetti
Tania Bellinetti, 47 anni, perse la vita l'8 aprile 2025 dopo essere caduta dal balcone al terzo piano della palazzina in cui abitava, un condominio ACER di via Leone Tolstoi in zona Barca a Bologna.[1][2] La donna lavorava come cassiera in un centro commerciale del Bolognese ed era madre di due figli: un giovane di 23 anni ed una ragazzina minorenne, affidata alla nonna.[3]
In un primo momento si era ipotizzato l'esito di un incidente o di un gesto estremo. La pista del suicidio, però, fu subito esclusa dai familiari della vittima. La Procura di Bologna, nelle indagini sul caso, pose l'attenzione sull'ex compagno della donna: Faiez Selmi, 37 anni, originario della Tunisia.
Uno scorcio del cimitero della Certosa di Bologna, dove sono stati celebrati i funerali di Tania Bellinetti (di Federico Palestrina, licenza CC BY-SA 4.0)
Secondo le ricostruzioni, l'uomo nel 2018 era stato indagato per maltrattamenti, commessi proprio nei confronti dell'allora compagna Tania Bellinetti. Al termine di quel procedimento giudiziario, Selmi fu condannato a 2 anni di reclusione per maltrattamenti, violenza privata, lesioni personali e stalking. Aveva finito di scontare la pena, uscendo dal carcere, nel 2022.[4]
Il tunisino era tornato a vivere nella casa della signora Bellinetti alla Barca di Bologna, ma non sarebbero terminate la vessazioni nei confronti della donna. Quest'ultima, infatti, avrebbe voluto che Faiez Selmi lasciasse l'abitazione. Nell'aprile del 2024, in seguito a una nuova segnalazione, il Questore aveva firmato un ammonimento nei confronti dell'uomo affinché non importunasse più l'ex compagna. Nel successivo mese di novembre, però, su richiesta di Tania Bellinetti, dovettero intervenire gli agenti della Polizia nell'appartamento di via Tolstoi.[3]
Contestualmente, la donna aveva nuovamente denunciato Faiez Selmi e, nel dicembre del 2025, fu emessa a carico dell'uomo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ordinanza che, però, non fu eseguita perché il tunisino si era reso irreperibile, sebbene poi, nel corso dei primi mesi del 2025, il trentasettenne era tornato a vivere nella casa di Bellinetti.[5] La quarantasettenne, in alcune conversazioni avute con i parenti, avrebbe riferito di non volerlo nell'abitazione, ma non riusciva a mandarlo via perché aveva paura di lui.[6]
Dopo la morte della donna, nel mese di aprile, l'uomo si recò all'estero e fu catturato il successivo 23 luglio 2025 a Rennes, in Francia, su mandato di arresto europeo (emesso dal gip del Tribunale di Bologna in relazione alle accuse di maltrattamenti ai danni di Bellinetti).[7] L'iter di estradizione in Italia si concluse il seguente 11 agosto.[8] Poi, il 17 ottobre 2025, Faiez Selmi fu condannato a 2 anni e sei mesi di reclusione per atti persecutori nei confronti di Tania Bellinetti. Il processo si era celebrato con la formula del rito abbreviato, che prevedeva lo sconto di un terzo della pena.[4][9]
Nel frattempo, nell'ambito delle indagini sulla morte della donna, al trentasettenne fu inizialmente contestata l'ipotesi di reato di istigazione al suicidio. Successivamente, però, la Procura mutò il capo d'accusa in omicidio preterintenzionale, ipotizzando che l'uomo avesse avuto un ruolo attivo nel decesso della vittima, pur non avendo avuto l'intenzione di ucciderla.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, infatti, il trentasettenne – nonostante fosse già ricercato per le vessazioni nei confronti della donna – sarebbe stato nell'abitazione di Bellinetti al momento della caduta e, subito dopo, sarebbe fuggito all'estero con l'aiuto di un'amica, che l'avrebbe aspettato sotto casa per poi allontanarsi dal posto a bordo di un auto.[8][9]
Al completamento dell'estradizione in Italia – in seguito all'arresto effettuato in Francia –, Selmi si avvalse della facoltà di non rispondere nel corso dell'interrogatorio di garanzia. Alla chiusura delle indagini, nel dicembre del 2025, la Procura di Bologna aveva confermato la contestazione dei reati di omicidio preterintenzionale e maltrattamenti (da cui derivava la morte della signora Bellinetti).[10][5]
Per gli inquirenti, il tunisino aveva reiterato una condotta lesiva dell'integrità fisica e morale della donna, costretta ad un regime di vita dolorosa e avvilente. Una progressione di azioni persecutorie che erano culminate negli eventi di martedì 8 aprile 2025 quando, nell'abitazione della quarantasettenne intorno alle ore 18:00, ci sarebbe stato l'ennesimo litigio tra lei e l'ex compagno, come era emerso dallo stato di disordine trovato dagli investigatori all'interno dell'appartamento, con mobili rotti e oggetti a terra.
Quella lite fra i due era finita con la vittima precipitata dal balcone di casa. Bellinetti, pochi muniti prima di cadere, aveva manifestato il suo stato di prostrazione in varie telefonate.[10] In particolare, la donna aveva chiamato due volte la madre. Nella prima conversazione, alle 18:03, aveva detto che Faiez la stava tormentando e le chiedeva di non scriverle messaggi critici riconducibili a lui. Nella seconda, alle 18:07, la vittima chiedeva alla mamma se poteva andare a stare da lei, ipotizzando di mettere in subaffitto l'appartamento di via Tolstoi per trasferirsi.[6]
La caduta della quarantasettenne avvenne poco dopo, alle 18:22, quando una vicina sentì un forte rumore, si affacciò alla finestra e vide il corpo esanime della signora Bellinetti sul selciato, immobile. Dalle analisi chimico-tossicologiche sulla salma della vittima, era emerso che al momento della precipitazione la donna era in stato di moderata alterazione psico-fisica, dovuta probabilmente all'assunzione alcol, metadone e benzodiazepina.[6]
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nel corso del tardo pomeriggio dell'8 aprile 2025 – poche decine di minuti dopo il decesso della vittima –, Faiez avrebbe riferito ad un amico incontrato nel Modenese: "Fratello, ho litigato con lei e lei è caduta giù", spiegando che non essere al corrente delle condizioni della donna perché lui era scappato quando lei era precipitata. Questa frase, per gli inquirenti, collocava l'indiziato nell'appartamento di via Tolstoi mentre si consumava il delitto, avvenuto probabilmente tramite una spinta o un sollevamento che aveva provocato la caduta della quarantasettenne.[6]
Nel febbraio del 2026, al termine delle indagini, la Procura di Bologna chiese il rinvio a giudizio per il tunisino.[11]