Veniano. Accusato dell'omicidio della compagna Ramona Rinaldi. Daniele Re rinviato a giudizio.
La morte di Ramona Rinaldi, trovata senza vita a 39 anni nella sua abitazione di Veniano, secondo la sostituta procuratrice di Como, Antonia Pavan, fu un omicidio volontario. Un'ipotesi che a luglio aveva portato in carcere il compagno, Daniele Re, 35 anni, per il quale ora è stato fissato il processo davanti alla Corte d'Assise di Como, che si aprirà a giugno.
L'ipotesi è che il delitto sia avvenuto dopo un litigio, nel quale Re avrebbe ripetutamente preso a calci sulle gambe la compagna, lasciandole diverse ecchimosi. Per poi strangolarla con la cintura dell'accappatoio o un laccio, trascinarla in bagno e appenderla alla barra di supporto della doccia, simulandone il suicidio.
Daniele Re è inoltre accusato di maltrattamenti, per i controlli serrati alla vita privata della donna, le intrusioni nel cellulare, obbligandola a sbloccarlo con la sua impronta digitale, e nei profili social dove l'uomo andava a controllare ogni contatto. I pedinamenti a casa dei parenti e sul luogo di lavoro, per verificare che gli avesse detto la verità, le videochiamate per verificare il luogo in cui si trovava, o chi c'era in auto con lei.
Fino all'utilizzo di un'app per il monitoraggio degli spostamenti, e all'installazione di telecamere nascoste dentro casa. L'ultimo pedinamento era avvenuto il 20 febbraio, il giorno prima della morte: poi il litigio a casa e l'allarme lanciato alle 5 del giorno successivo, quando aveva detto ai soccorritori che la donna si era tolta la vita in bagno. (di Paola Pioppi – Il Giorno)