Cassazione. Omicidio Cinzia Luison. Confermato anche dalla Suprema Corte l'ergastolo per Giuseppe Pitteri.
Come in Appello, così in Cassazione. Anche il terzo grado di giudizio ha confermato l'ergastolo per Giuseppe Walter Pitteri, l'ex autista Actv che il 6 dicembre 2022 uccise a bottigliate la moglie Cinzia Luison.
Il ricorso presentato dall'avvocato difensore, Ettore Santin, è stato giudicato ammissibile ma infondato dalla Suprema Corte, che ieri l'ha quindi rigettato. Il legale aveva deciso di provare a impugnare la sentenza già rimarcata dalla Corte d'Appello di Trieste per ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche e riportare quindi il processo indietro di un passo, di nuovo davanti al giudice triestino. E invece è arrivata la condanna definitiva.
L'omicidio fu il culmine dell'ennesima lite tra i due coniugi: lui la colpì almeno tre volte al viso e sulla testa con il fondo di una bottiglia di prosecco, con una forza tale da ucciderla. A trovare il corpo senza vita della parrucchiera 60enne, fu una delle figlie della coppia. Ma i Carabinieri erano stati avvisati anche dallo stesso Pitteri: «Ho ucciso mia moglie, venite a prendermi», aveva confessato al centralino d'emergenza.
L'inchiesta che seguì il delitto fece emergere quasi vent'anni di maltrattamenti: nel capo d'imputazione la Procura aveva contestato all'uomo una serie di atti di «prevaricazione psicologica e fisica» che proseguivano almeno dal 2000; la donna sarebbe stata costretta a sopportare «un regime di vita tormentoso e intollerabile».
A scatenare il furioso pestaggio a bottigliate, una scoperta fatta dall'uomo in quei giorni: per evitare che perdesse al gioco tutti i suoi soldi, Pitteri si era visto nominare un amministratore di sostegno che gli avrebbe messo a disposizione non più di 50 euro a settimana. (di Giacomo Costa – Il Gazzettino)