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Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

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Il femminicidio di Anna Filomena Barretta a Marano Vicentino

Vittima:
Anna Filomena Barretta
Killer:
Angelo Lavarra
Località:
Marano Vicentino
Data:
20 novembre 2018
Foto di Thiene, città della provincia di Vicenza confinante con Marano Vicentino, dove Anna Filomena Barretta lavorava come cassiera al centro commerciale della zona
Foto di Thiene, città della provincia di Vicenza confinante con Marano Vicentino, dove Anna Filomena Barretta lavorava come cassiera al centro commerciale della zona (di Claudio Gioseffi, licenza CC BY-SA 4.0)
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Foto di Thiene, città della provincia di Vicenza confinante con Marano Vicentino, dove Anna Filomena Barretta lavorava come cassiera al centro commerciale della zona
Foto di Thiene, città della provincia di Vicenza confinante con Marano Vicentino, dove Anna Filomena Barretta lavorava come cassiera al centro commerciale della zona (di Claudio Gioseffi, licenza CC BY-SA 4.0)

Anna Filomena Barretta, 42 anni, è stata trovata morta la mattina del 20 novembre 2018 nella sua abitazione di Marano Vicentino.

La donna è morta per un colpo di proiettile esploso dalla pistola di servizio dell'ex marito, Angelo Lavarra, guardia giurata di 43 anni. Era stato proprio l'uomo a chiamare i soccorsi riferendo che la moglie si era suicidata sparandosi da sola. Nel sopralluogo effettuato dai militari giunti successivamente sul posto, la vittima era riversa sul letto mentre a poca distanza dal suo cadavere c'era l'arma utilizzata per toglierle la vita. Il marito, ascoltato in caserma durante il primo interrogatorio, aveva dichiarato che lui e la moglie avevano avuto un confronto pacifico, poi la donna si era recata in camera da letto per suicidarsi. Il quarantatreenne avrebbe sentito lo sparo mentre stava dormendo sul divano. La coppia era originaria di Taranto e dal loro matrimonio sono nate due figlie, ma si erano ufficialmente separati in modo consensuale pochi giorni prima della tragedia.‍[1]

Dopo una settimana, sulla base delle indagini condotte dalla procura di Vicenza, Lavarra è stato fermato e condotto in carcere con l'accusa di omicidio volontario. Il reparto investigazioni scientifiche aveva rinvenuto tracce di sangue nell'appartamento non visibili durante la prima ispezione e che dunque furono ripulite dopo la morte della vittima. Inoltre dalla ricostruzione della dinamica emerse che il proiettile era partito da una distanza di circa trenta centimetri arrivando a perforare la nuca dal lato sinistro, ma la donna non era mancina: dettagli che resero contraddittoria la versione fornita da Lavarra. L'uomo, nell'interrogatorio effettuato in seguito al provvedimento di fermo, ammise di aver spostato il corpo dell'ex moglie da una stanza all'altra e di aver ripulito le macchie di sangue sul pavimento, giustificandosi col fatto di essere stato preso dal panico dopo aver scoperto che lei era morta. Ciò nonostante, aveva confermato quanto dichiarato in precedenza, ovvero che l'ex coniuge sapeva della pistola riposta nell'armadio e che quel martedì mattina del 20 novembre si era sparata da sola.‍[2][3]

Secondo gli inquirenti, invece, era stato l'uomo a uccidere Filomena Barretta col movente della gelosia per non aver mai accettato la separazione. La quarantaduenne in passato era stata anche vittima di maltrattamenti. Nel 2009 e nel 2015 finì al pronto soccorso per essere stata aggredita dal marito. Le furono riscontrate la frattura del setto nasale e la lesione di un timpano, ma in quei casi la donna non volle sporgere denuncia.‍[4] Lavarra, due giorni dopo l'arresto, di fronte al giudice per le indagini preliminari si avvalse della facoltà di non rispondere e nei suoi confronti fu convalidata la custodia cautelare in carcere. L'uomo nei mesi successivi scrisse una lettera alle figlie proclamando la sua innocenza.‍[2][3] Tuttavia, nel luglio del 2019, Lavarra ha confessato il delitto raccontando di aver ucciso l'ex moglie circa 24 ore prima la sua chiamata al pronto intervento medico. Dopo averle sparato un unico colpo di pistola, l'omicida avrebbe occultato il cadavere della vittima nella stanza da letto per nasconderlo alle due figlie presenti in casa e aveva ripulito la scena del crimine nel tentativo di depistare le indagini.‍[5]

Il 2 marzo 2020 è stato condannato dal tribunale di Vicenza a 30 anni di reclusione al termine del processo svolto secondo la formula del rito abbreviato.‍[6][7]

Note

  1. ^ Colpo di pistola alla testa, morta a 42 anni. Il Giornale di Vicenza.it. Archiviato dall'originale.
  2. ^ a b "Ha ucciso l'ex" Lui non parla davanti al giudice. Il Giornale di Vicenza.it. Archiviato dall'originale.
  3. ^ a b Omicidio Barretta, lettera di Lavarra alle figlie: "Non ho ucciso io la mamma". L'Eco Vicentino. Archiviato dall'originale.
  4. ^ "Ha ucciso l'ex moglie perché geloso". Il Giornale di Vicenza.it. Archiviato dall'originale.
  5. ^ Omicidio Barretta, il marito killer ha confessato. Il corpo nascosto per 24 ore. L'Eco Vicentino. Archiviato dall'originale.
  6. ^ Omicidio Marano, chiesti 30 anni di reclusione per Angelo Lavarra. VicenzaToday. Archiviato dall'originale.
  7. ^ Vicenza, trent'anni alla guardia giurata Angelo Lavarra: uccise l'ex moglie. CorriereDelVeneto.it. Archiviato dall'originale.
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