Voce su Ana Maria Lacramioara Di Piazza
Panoramica dall'alto di Partinico in provincia di Palermo (di Royo82, licenza CC BY-SA 3.0)
Il corpo senza vita di Ana Maria Lacramioara Di Piazza, 30 anni, fu trovato la sera del 22 novembre 2019 in una zona di campagna nei pressi della strada statale 113, tra Balestrate e Partinico in provincia di Palermo. La vittima, originaria della Romania, abitava a Giardinello (Palermo). Quando era bambina fu adottata da una famiglia siciliana.[1]
La giovane donna da circa un anno aveva intrapreso una relazione extraconiugale con Antonino Borgia, imprenditore di 51 anni, residente a Partinico. L'uomo la uccise a coltellate la mattina del 22 novembre dopo un violento litigio, poi abbandonò il cadavere nelle campagne.[2][3] Un testimone aveva avvertito i Carabinieri, riferendo di aver assistito a una lite in cui una ragazza, sanguinante, fuggiva a piedi mentre un individuo la rincorreva. Una telecamera di videosorveglianza della zona aveva anche ripreso un frangente della colluttazione. La vittima aveva informato Borgia del fatto di essere incinta e che il figlio avrebbe potuto essere suo.
Secondo alcune ricostruzioni, la trentenne avrebbe inoltre richiesto una somma di denaro, probabilmente per non rivelare la relazione e la gravidanza alla moglie dell'imprenditore.[4] Tuttavia, secondo le testimonianze delle conoscenti della vittima, Ana Maria non avrebbe minacciato il cinquantunenne, ma gli avrebbe soltanto chiesto un aiuto economico per portare avanti la gravidanza, essendo lei già madre di un figlio di 11 anni e impossibilitata ad affrontare le dovute spese per il nascituro, non potendo contare su un lavoro stabile e ben retribuito.[5]
In mattinata entrambi si incontrarono a Partinico per poi recarsi a bordo di un furgone verso un cantiere di Balestrate, al quale però non arrivarono mai. Lungo la strada l'uomo avrebbe accoltellato la vittima una prima volta. L'aggressione sarebbe avvenuta all'interno del furgone, dal quale la giovane, impaurita, era scesa nel tentativo di fuggire. Borgia la raggiunse e la bloccò, gettando il coltello, poi ritrovato dai militari nei campi.
La Chiesa Madre di Gesù, Maria e Giuseppe a Giardinello dove sono stati celebrati i funerali della vittima (su concessione di BeWeB - Beni Culturali Ecclesiastici in Web)
Successivamente i due risalirono sul mezzo per dirigersi verso l'ospedale, ma scoppiò un ulteriore litigio. Ana Maria riuscì nuovamente a scendere dal furgone, gravemente ferita. Il malintenzionato l'aveva seguita e colpita con un secondo coltello, poi la pestò con un bastone, trovato nelle campagne. In quei momenti sarebbe avvenuto il decesso della trentenne, il cui corpo fu poi occultato dall'imprenditore tra le sterpaglie, legato e nascosto da alcuni teli.
Fu ritrovato in serata dai Carabinieri. Il cinquantunenne dopo il delitto continuò la propria giornata andando al bar, dal barbiere e al commissariato per sbrigare una pratica. Ebbe persino premura di lavare il furgone per tentare di cancellare le tracce ematiche della vittima. Nel frattempo i militari stavano già indagando sull'uomo, avendo ricevuto il racconto del testimone sopracitato ed essendo venuti in possesso del materiale video registrato dalla telecamera che aveva ripreso parte dell'aggressione. Nel tardo pomeriggio fu fermato e condotto in caserma dove, sottoposto a interrogatorio, aveva confessato le proprie responsabilità e fornito la sua versione della vicenda. Fu poi trasferito in carcere con l'accusa di omicidio volontario.[6][7]
Il successivo 25 novembre, il giudice per le indagini preliminari non convalidò il fermo emesso dalla Procura perché non sussisteva il pericolo di fuga. Venne comunque emessa l'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dell'uomo.[8] Rispondendo alle domande, l'imprenditore sostenne di essere stato minacciato economicamente dalla giovane, aggiungendo che non credeva al fatto che lei fosse incinta. Tuttavia, l'esame autoptico confermò che la vittima era al terzo mese di gestazione, rilevando anche un totale di circa 10 coltellate inflitte sul suo corpo, tra cui il fendente alla gola che risultò fatale.[9]
Nei mesi seguenti, durante le indagini, erano emersi ulteriori elementi per ritenere che il gesto di Borgia fosse stato premeditato. Nell'estate del 2020 la Procura ottenne nei confronti del cinquantunenne il giudizio immediato. La principale accusa era quella di omicidio volontario con le aggravanti dalla premeditazione, la crudeltà, i futili motivi e il fatto che la vittima fosse in stato di gravidanza. Contestati anche i reati di occultamento di cadavere e procurato aborto.[10]
Uno scorcio di Giardinello, comune in provincia di Palermo dove abitava Ana Maria Lacramioara Di Piazza (del Comune di Giardinello, licenza FAL 1.3)
In un'udienza del processo l'uomo si disse pentito per aver commesso il delitto. Dinanzi alla Corte, avrebbe testimoniato di aver frequentato di tanto in tanto la giovane e di aver consumato rapporti sessuali con lei in alcune occasioni. Un giorno la trentenne gli avrebbe rivelato di essere incinta, ma non gli avrebbe detto che il bambino era suo.
Lui in ogni caso si sarebbe offerto di aiutarla, ma il giorno dell'omicidio sarebbe scoppiata una discussione, perché lei avrebbe preteso con forza il sostegno economico. L'imprenditore sostenne che l'aggressione era avvenuta in seguito a un gesto d'impeto, nonostante la pubblica accusa contestasse la premeditazione del gesto.[11]
La Procura di Palermo, nelle fasi finali del processo, aveva richiesto la condanna all'ergastolo per l'imputato. Il magistrato, durante la requisitoria, precisò che da alcune intercettazioni sarebbe emersa l'intenzione di Borgia di bruciare il cadavere della vittima utilizzando dell'acido cloridrico. Inoltre lo stesso l'imprenditore, dopo il delitto, si recò al commissariato di Partinico per regolarizzare il suo passaporto perché, secondo l'accusa, si stava preparando per fuggire negli Stati Uniti.[12][13]
Il 2 aprile 2021 la Corte d'Assise di Palermo condannò l'imputato all'ergastolo. Confermati i reati di omicidio volontario, occultamento di cadavere e procurato aborto. Riconosciute anche le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.[14][15] Il 7 ottobre 2022, tuttavia, la prima sezione della Corte d'Appello di Palermo ridusse la pena all'imprenditore, revocando l'ergastolo e infliggendo 19 anni di reclusione.[16][17]
Uno scorcio delle case dipinte a Borgo Parrini, località di Partinico (di Davide Mauro, licenza CC BY-SA 4.0)
Secondo le motivazioni della sentenza di secondo grado non fu provata la sussistenza delle aggravanti della premeditazione, dei motivi abietti e futili e della crudeltà. L'arma utilizzata e il luogo del delitto non furono considerati adatti per sostenere la tesi del gesto programmato, inoltre nulla escludeva che l'omicidio fosse maturato la mattina del 22 novembre 2019.
La scoperta del tradimento e l'esistenza di un figlio illegittimo non furono considerati motivi abietti e futili, poiché non erano espressione di un sentimento spregevole o vile tale da destare un profondo senso di ripugnanza in ogni persona di media moralità. Infine il delitto non fu commesso con crudeltà perché, secondo le risultanze dell'esame autoptico (10 fendenti d'arma da taglio), le lesioni non furono inflitte con l'intento di determinare sofferenze aggiuntive alla vittima.
Non furono concesse le attenuanti generiche ma, venute meno le aggravanti, all'imputato fu riconosciuto il diritto di essere processato in rito abbreviato, come aveva chiesto il difensore nell'udienza preliminare, accedendo dunque allo sconto di un terzo della pena calcolato a partire dalla base di 31 anni e mezzo di reclusione.[18]
Il 18 settembre 2023, però, la Corte di Cassazione annullò parzialmente tale sentenza, rinviando il processo a una nuova sezione della Corte d'Appello di Palermo per la rivalutazione delle aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti e futili. Confermata invece, in via definitiva, la sussistenza dei reati di omicidio volontario, occultamento di cadavere, e procurato aborto.[19][20] Il 15 febbraio 2024 la seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo riapplicò la condanna all'ergastolo, riconoscendo all'imputato le aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti e futili.[21][22]
Il "fine pena mai" fu reso definitivo dalla seconda pronuncia della Corte di Cassazione il 13 settembre 2024.[23][24]