Voce su Manuela Alves Rabacchi
Il corpo senza vita di Manuela, 48 anni, fu trovato nel primo pomeriggio del 20 luglio 2020 all'interno della propria abitazione a Milano.[1][2]
La donna presentava numerose lesioni provocate da un'arma da taglio. La prima ispezione medico legale contò più di 50 coltellate sferrate sul corpo della vittima. La scoperta del cadavere avvenne in seguito alla telefonata ai Vigili del Fuoco da parte di una condomina dello stabile che sentiva un forte odore di gas.
I pompieri giunti sul posto rinvennero il corpo senza vita della donna in un lago di sangue. In cucina erano stati lasciati aperti di proposito i fornelli, presumibilmente per provocare un incendio e cancellare le tracce di quello che, a tutti gli effetti, si confermò agli occhi degli inquirenti come un efferato omicidio.
Il Parco del Portello, poco distante dal luogo del delitto in via Giovanni Antonio Plana a Milano (di Stefano Stabile, licenza CC BY-SA 3.0)
La quarantottenne, all'anagrafe Emanuel Alves Rabacchi, era una transgender di origini brasiliane, da almeno quattro anni in Italia, che lavorava come escort utilizzando diversi pseudonimi, tra cui Manuela De Cassia con la quale era maggiormente conosciuta. Secondo le prime ipotesi degli investigatori, il delitto fu l'esito di un gesto non premeditato scaturito al culmine di un litigio.[3]
Il decesso della vittima sopraggiunse diverse ore prima del rinvenimento. La mattina del successivo 24 luglio 2020, Cristian Losso, un impiegato bancario di 42 anni e cliente della donna, fu sottoposto a fermo di indiziato di delitto. Nei confronti dell'uomo, sospettato di essere l'unico responsabile dell'omicidio, fu anche contestato il reato di strage per avere lasciato il gas aperto nel tentativo di provocare un'esplosione e depistare le indagini.
Gli inquirenti rintracciarono l'individuo grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza situate all'esterno dell'edificio in cui si era consumata l'aggressione mortale. Il quarantaduenne sarebbe stato filmato due volte mentre entrava nella casa della escort. Il movente del delitto sarebbe stato riconducibile a un debito che l'impiegato aveva nei confronti della donna. Interrogato dal pubblico magistrato, Losso si avvalse della facoltà di non rispondere.[4] L'uomo fu condotto in carcere e, nei giorni successivi, continuò a non rispondere alle domande poste dal giudice per le indagini preliminari.
Secondo quanto riferito dal legale difensore, il quarantaduenne era affetto da condizioni psichiche precarie, motivo per il quale non sarebbe stato in grado di chiarire le proprie azioni. Sulla scena del crimine, gli investigatori avevano ritrovato anche della droga, che sarebbe stata assunta dall'indiziato in modo da provocargli una profonda alterazione psicofisica, già gravata da un probabile abuso di alcol.
Il gip non convalidò il fermo richiesto dai magistrati, escluse il pericolo di fuga e riqualificò l'accusa di strage in quella di "crollo di costruzioni o altri disastri dolosi". Lo stesso giudice, tuttavia, dispose la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico di Cristian Losso.[5][6]
L'esame autoptico eseguito sulla salma della vittima aveva rilevato circa 80 coltellate. Nei mesi successivi, al termine delle indagini coordinate dalla Procura di Milano, il quarantaduenne fu rinviato a giudizio per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalle sevizie.[7] Nel corso del dibattimento il difensore dell'imputato chiese l'esecuzione di una perizia psichiatrica per valutare lo stato di salute mentale del proprio assistito.[8]
In un'udienza del processo, tenutasi nel mese di marzo del 2021 dinanzi alla Corte d'Assise di Milano, Cristian Losso aveva confessato l'omicidio della donna, pur riferendo di non ricordare nei minimi dettagli l'intera dinamica dell'accaduto. A suo dire, lui e la vittima si conoscevano da circa due anni, ma negli ultimi tempi lei lo avrebbe ricattato chiedendogli dei soldi con la minaccia di divulgare fotografie e filmati dei loro incontri.[9][10] L'esito della perizia psichiatrica aveva escluso l'infermità mentale del quarantaduenne nel momento del delitto.
Il successivo 24 maggio 2021 l'imputato fu condannato a 18 anni di reclusione dalla Corte d'Assise di Milano. La pubblica accusa aveva chiesto l'ergastolo con l'isolamento diurno per un anno, ma i giudici riconobbero le attenuanti generiche prevalenti sull'aggravante della crudeltà. L'uomo fu ritenuto colpevole con il vincolo della continuità del reato di crollo di costruzioni o altri disastri dolosi.[11][12]
Nelle motivazioni della sentenza di primo grado fu precisata la concessione delle attenuanti generiche. La Corte tenne conto del fatto che "all'origine del gesto vi era stato un ricatto della vittima" che, nonostante non potesse integrare "l'attenuante della provocazione" data la "spropositata reazione aggressiva", andava considerato comunque in relazione all'elemento psicologico che caratterizzò l'omicidio.
Nel febbraio del 2022 la Corte d'Appello di Milano confermò la condanna a 18 anni di reclusione per l'imputato.[13][14] Nelle motivazioni della sentenza i giudici sottolinearono che, tenuto conto della gravità dei fatti, dell'esistenza dell'aggravante della crudeltà per l'omicidio e della connessione con l'ulteriore grave reato del tentativo di strage, la concessione delle attenuanti generiche prevalenti fu già del tutto benevola da parte del primo grado di giudizio.[15]
Nel novembre del 2022 la condanna divenne definitiva. La Corte di Cassazione aveva respinto l'istanza della difesa perché proposta oltre i 45 giorni previsti dalla legge. Di conseguenza le ragioni del ricorso, tutte concentrate sull'aggravante della crudeltà, non furono neppure esaminate nel merito.[16]