Roma. Omicidio Petrangeli. Le motivazioni dell'ergastolo all'ex: "L'ultimo e conclusivo atto persecutorio".

Immagine della notizia (Immagine di Eirini Lampiri su Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0)

Roma. Omicidio Petrangeli. Le motivazioni dell'ergastolo all'ex: "L'ultimo e conclusivo atto persecutorio".

"L'ultimo e conclusivo atto persecutorio". I giudici della prima sezione della Corte d'Assise di Roma hanno definito così il femminicidio di Manuela Petrangeli, compiuto da Gianluca Molinaro nel luglio 2024 con un fucile a canne mozze.

Il 26 gennaio 2026 i giudici, guidati dalla presidente Paola Roja, hanno condannato l'imputato alla pena dell'ergastolo per omicidio volontario aggravato, atti persecutori e i reati relativi alla detenzione abusiva, l'alterazione e la ricettazione dell'arma utilizzata per uccidere l'ex compagna.

A tre mesi di distanza sono state depositate le motivazioni della sentenza, quasi 140 pagine dove vengono ripercorsi i giorni precedenti al delitto per delineare la presenza di stalking e atti persecutori ma soprattutto per dimostrare che il delitto è stato ben premeditato da Molinaro.

La decisione di sorprendere Manuela Petrangeli fuori dal suo posto di lavoro, insieme a quello che secondo lui era il suo amante, secondo i giudici è stata maturata già alla fine del mese di giugno. Il 4 luglio Molinaro si apposta nei pressi di "Villa Sandra", in attesa che la Petrangeli finisca il proprio turno di lavoro. Ha bevuto e messaggia con il titolare della palestra dove si allena, ma che non comprende subito il contenuto dei suoi messaggi.

"Dai, forse oggi pijo due piccioni con una fava" scrive Molinaro riferendosi alla possibilità di vedere uscire Manuela Petrangeli con il suo amante (un ex paziente che Manuela aveva visto alcune volte fuori dal posto di lavoro).

Molinaro attende in un lasso di tempo di circa 30 minuti, "adeguato – scrivono i giudici – a consentirgli di riflettere e rimeditare, nessuna controspinta si attiva ad inibire o ostacolare tale proposito". Non cambia idea neanche quando la vede uscire insieme ad una collega e dirigersi verso la sua automobile.

«Raggiunge freddamente la donna e la colpisce per ben due volte, esultando poi per averla centrata ("L'ho massacrata")», scrivono i giudici nelle motivazioni. (di Simona Berterame – Fanpage.it)

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