Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

L'omicidio di Cristina Maioli a Brescia

Vittima:
Cristina Maioli
Località:
Brescia
Data:
5 ottobre 2019
La Chiesa di Santa Maria Crocifissa di Rosa a Brescia dove sono stati celebrati i funerali della professoressa Cristina Maioli

La Chiesa di Santa Maria Crocifissa di Rosa a Brescia dove sono stati celebrati i funerali della professoressa Cristina Maioli (su concessione di BeWeB - Beni Culturali Ecclesiastici in Web)

Voce su Cristina Maioli

La Chiesa di Santa Maria Crocifissa di Rosa a Brescia dove sono stati celebrati i funerali della professoressa Cristina Maioli

La Chiesa di Santa Maria Crocifissa di Rosa a Brescia dove sono stati celebrati i funerali della professoressa Cristina Maioli (su concessione di BeWeB - Beni Culturali Ecclesiastici in Web)

Cristina Maioli, 62 anni, era stata trovata morta il 5 ottobre 2019 nell'abitazione in cui risiedeva a Brescia. A ucciderla fu il marito Antonio Gozzini, 79 anni. La donna era un'insegnante dell'istituto tecnico industriale statale Benedetto Castelli di Brescia. Anche l'uomo, pensionato, aveva lavorato come professore nella stessa scuola.‍‍[1]‍‍[2]

Il settantanovenne nel corso della giornata aveva telefonato a una vicina di casa riferendole di aver tolto la vita alla moglie e di volersi suicidare. Allertati i soccorsi, il cadavere della vittima fu rinvenuto nell'appartamento con numerose ferite d'arma da taglio. La Polizia giunta sul posto prese in custodia il pensionato che presentava leggere lesioni sul proprio corpo in seguito a un tentativo di suicidio non riuscito.

Sottoposto a fermo e interrogato dagli inquirenti, l'uomo confessò il proprio gesto, ma non seppe spiegare il perché dell'uccisione della coniuge. Nell'interrogatorio di garanzia, di fronte al giudice per le indagini preliminari, si avvalse della facoltà di non rispondere e nei suoi confronti fu confermata la custodia cautelare in carcere.‍‍[3] Gozzini era stato in cura per diverso tempo a causa di una depressione. In considerazione dello stato confusionale in cui versava il settantanovenne, gli inquirenti ipotizzarono che il soggetto non fosse in grado di intendere e di volere.

L'esame autoptico svolto sulla salma della vittima stimò il decesso della signora Maioli durante la notte tra il 3 e il 4 ottobre precedente, quando il marito l'aveva aggredita nel letto mentre lei stava dormendo. L'uomo la colpì più volte con un mattarello, poi sferrò circa otto fendenti con un coltello. Fu fatale il colpo alla giugulare.

Dopodiché il settantanovenne rimase con il cadavere il casa per circa una giornata e mezza, durante la quale lui stesso ammise di aver vegliato sul corpo senza vita della moglie comportandosi normalmente, come se nulla fosse successo. Salvo poi aver tentato il suicidio durante la giornata di sabato 5 ottobre, quando segnalò a una vicina che la coniuge era stata uccisa.‍‍[4]‍‍[5]

Gozzini fu sottoposto a perizia psichiatrica. Il consulente della Procura di Brescia e il perito nominato dalla difesa concordarono che il pensionato non era in grado di intendere e di volere nel momento del delitto perché era "affetto da allucinazioni e da un disturbo delirante di gelosia che avevano stroncato il suo rapporto con la realtà e determinato un irrefrenabile impulso omicida". In particolare, l'uomo si era erroneamente convinto che la moglie lo avesse tradito. Un tradimento di cui non vi era alcun riscontro oggettivo.

La consulente di parte civile invece ritenne che la valutazione dei suddetti periti fosse inattendibile poiché gli accertamenti psichiatrici furono effettuati in modo incompleto. Il magistrato titolare del fascicolo d'inchiesta si allineò alla tesi dell'esperto di parte civile, non concordando con il consulente nominato dalla stessa Procura e rigettando dunque l'iniziale ipotesi della mancanza di lucidità del settantanovenne.

Dunque alla chiusura delle indagini fu richiesto il rinvio a giudizio di Gozzini con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dall'aver commesso il fatto ai danni della coniuge. Istanza che fu accolta dal giudice per l'udienza preliminare, che ritenne il pensionato in grado di affrontare il processo.‍‍[6]

Il 9 dicembre 2020 la Corte d'Assise di Brescia aveva assolto l'imputato dalle accuse contestate, accogliendo la tesi difensiva secondo cui Gozzini era incapace di intendere e di volere riconoscendo il vizio totale di mente per disturbo delirante di gelosia.‍‍[7] Per il settantanovenne, ritenuto pericoloso e fino ad allora detenuto in carcere, fu disposta la custodia in una struttura specializzata per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems).‍‍[8]‍‍[9]

La sentenza suscitò numerose proteste e indusse la stessa Corte a emanare, il giorno successivo, una nota di spiegazione della decisione intrapresa, in attesa delle motivazioni ufficiali. Secondo quanto stabilito dai periti e condiviso dai giudici, l'imputato non era geloso, ma piuttosto affetto da una patologia denominata "disturbo delirante di gelosia".‍‍[10] Patologia che, secondo la definizione tecnica fornita dai manuali di psichiatria, è caratterizzata da false credenze fermamente mantenute nel tempo, senza altri sintomi di psicosi.‍‍[11]

La Corte poi precisò nelle motivazioni che era doveroso tenere distinti i profili del movente di gelosia dal delirio di gelosia. Quest'ultimo rappresenta una situazione patologica da cui ne consegue una radicale disconnessione dalla realtà, tale da comportare uno stato di infermità che esclude l'imputabilità in ragione di un elementare principio di civiltà giuridica.‍‍[12]

Il 25 marzo 2022 la Corte d'Appello di Brescia confermò la sentenza di primo grado.‍[13][14]

Note

  1. Tragedia a Brescia, uccide la moglie nel sonno a coltellate. ilgiorno.it. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  2. Professoressa uccisa dal marito, gli studenti: "Era speciale, ci ha cambiato la vita". BresciaToday. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  3. Brescia, uccisa a coltellate dal marito: l'uomo resta in carcere. ilgiorno.it. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  4. Via Lombroso, Maioli uccisa con otto coltellate. QuiBrescia. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  5. Brescia, uccisa dal marito: il corpo tenuto 15 ore in casa. ilgiorno.it. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  6. Delitto via Lombroso, Antonio Gozzini alla sbarra dall'11 novembre. QuiBrescia. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  7. Brescia, uccise la moglie: assolto per "delirio di gelosia". ilgiorno.it. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  8. Ammazza la moglie a coltellate "Assolto per delirio di gelosia". IlGiornale.it. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  9. Uccise la moglie: assolto "Era delirio di gelosia". Il Gazzettino. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  10. Sentenza Gozzini, cos'è il delirio di gelosia. Giornale di Brescia. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  11. Sentenza Gozzini, i giudici: "Il delirio di gelosia è patologia". Giornale di Brescia. Archiviato dall'originale. Consultato il 10 dicembre 2020.
  12. Sentenza Gozzini e "delirio di gelosia": ecco le motivazioni. Giornale di Brescia. Archiviato dall'originale. Consultato il 21 dicembre 2020.
  13. Omicidio Cristina Maioli: confermata in appello l'assoluzione per il marito. Bresciaoggi. Archiviato dall'originale. Consultato il 26 marzo 2022.
  14. Uccise la moglie: assolto per 'gelosia' anche in appello. ANSA. Archiviato dall'originale. Consultato il 26 marzo 2022.

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