Voce su Zsuzsanna Mailat
Foto della Chiesa di San Biagio a Milzano in provincia di Brescia (del Comune di Milzano)
Zsuzsanna Mailat, 39 anni, chiamata dai conoscenti Susy, fu uccisa dal marito Gianluca Lupi, 41 anni, nel corso della serata dell'8 maggio 2020 a Milzano in provincia di Brescia.[1][2]
La donna, originaria della Romania e da molti anni in Italia, sposata e madre di tre figli di 3, 8 e 15 anni, fu accoltellata dal coniuge al culmine di violento litigio. La loro relazione era in crisi e la trentanovenne aveva avviato le pratiche legali per il divorzio. Pochi giorni dopo il delitto avrebbe dovuto tenersi un incontro con l'avvocato per chiarire i dettagli della separazione.[3] L'aggressione mortale avvenne mentre nell'abitazione erano presenti tutti e tre i figli della coppia. Fu infatti la primogenita ad allertare telefonicamente i soccorsi per chiedere aiuto.
Nel frattempo il sindaco del comune, Massimo Giustiziero, residente nelle vicinanze, aveva sentito delle forti urla provenire dall'appartamento. Recatosi sul posto, aveva richiesto informazioni su cos'era successo e Lupi gli rivelò di aver ucciso la moglie. Negli stessi istanti il primo cittadino vide la figlia di 15 anni che aveva gli indumenti sporchi del sangue della mamma. Tutti i figli fortunatamente rimasero illesi. Il sindaco e la ragazza misero in sicurezza gli altri due bambini nell'attesa dell'arrivo dei Carabinieri, che successivamente arrestarono il quarantunenne.[4]
Nel corso dell'interrogatorio in caserma Lupi confessò il delitto. Nelle prime ore del mattino del 9 maggio fu condotto in carcere con l'accusa di omicidio volontario.[5][6] Dall'esame autoptico, svolto la settimana seguente, emerse che la vittima fu colpita da numerosi fendenti, tre dei quali sferrati all'addome e uno, quello fatale, al collo.[7]
Dalle successive ricostruzioni venne diffuso che il quarantunenne aveva ammesso di aver ucciso la moglie perché era convinto che lei lo tradisse e, in passato, l'aveva anche vista in compagnia di un altro individuo.[8] La coppia era sposata dal 2004, ma la loro relazione sarebbe andata in crisi dopo la nascita dell'ultimo figlio. La donna aveva già trovato un appartamento in cui traslocare, ma il marito faceva pressioni affinché lei cambiasse idea.
Nel mese di novembre la Procura chiuse le indagini a carico del reo confesso, confermando l'accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, dal vincolo coniugale e dall'aver commesso il fatto in presenza della primogenita minorenne.[9][10] Nel febbraio del 2021 Lupi fu rinviato a giudizio. Il giudice per l'udienza preliminare respinse la richiesta di rito abbreviato presentata della difesa.[11][12]
Nel corso del processo il medico legale incaricato di svolgere l'autopsia aveva precisato che la vittima fu colpita complessivamente 14 volte ed era deceduta per uno choc emorragico da lesioni d'arma da taglio. Tutti i fendenti furono potenzialmente mortali perché avevano leso organi vitali. Uno di essi venne inferto addirittura quando l'attività cardiocircolatoria era ferma.[13]
Nell'udienza del 13 aprile 2021, l'imputato aveva letto davanti ai giudici un manoscritto di sedici pagine in cui si era definito pentito e travolto dall'angoscia per il gesto commesso. Lupi aveva ripercorso la crisi del matrimonio con sua moglie, specificando in particolare che una sera la vide in auto sotto casa con un uomo. Lui la accusò di tradirlo mentre lei aveva sempre negato di aver intrapreso una relazione extraconiugale.
Nel corso del tempo le tensioni e le discussioni fra i due inasprirono ancora di più il loro rapporto. L'ultimo litigio, fatale per la vittima, avvenne perché la trentanovenne espresse dinanzi al marito la volontà di chiedere l'affidamento dei figli nel procedimento legale di separazione che pochi giorni dopo avrebbero dovuto trattare con un incontro dall'avvocato.[14][15]
Il 20 dicembre 2021 la Corte d'Assise di Brescia aveva condannato Gianluca Lupi a 24 anni di reclusione, non accogliendo la richiesta dell'ergastolo formulata dalla pubblica accusa. Il verdetto aveva escluso l'aggravante dei futili motivi e aveva ritenuto le altre due aggravanti equivalenti alle attenuanti concesse all'imputato.[16][17]
Le motivazioni della sentenza sottolinearono che a scatenare l'azione omicida fu "la gelosia provata dall'uomo nei confronti di un amico della compagna". Lupi aveva "agito in base a una reazione impulsiva e non invece con premeditazione, a differenza di quanto sovente accade in occasione di analoghe uccisioni perpetrate in ambito domestico". Inoltre non era emerso un quadro di pregresse violenze o di atti prevaricatori consumati ai danni della compagna.[18][19]
L'11 novembre 2022 la Corte d'Assise di Brescia confermò la sentenza di primo grado.[20]