Voce su Deborah Saltori
Uno scorcio panoramico dall'alto di Cortesano, frazione della città di Trento (di Andrea Syrio, licenza CC BY-SA 4.0)
Deborah Saltori, 42 anni, fu uccisa il 22 febbraio 2021 in località Maso Saracini a Cortesano, frazione della città di Trento.[1][2]
La vittima fu colpita con un'accetta dall'ex marito Lorenzo Cattoni, 39 anni. L'omicidio si consumò in una zona di campagna dove l'uomo stava lavorando. Ad allertare i soccorsi fu un passante che, durante il pomeriggio, aveva notato i corpi esanimi dei due ex coniugi riversi al suolo.
Cattoni aveva prima colpito a morte la quarantaduenne, poi tentò di suicidarsi usando la medesima arma da taglio contro sé stesso. I soccorsi giunti sul posto non poterono fare nulla per rianimare la donna, ormai deceduta a causa delle profonde ferite inferte all'altezza della carotide. L'uomo invece, agonizzante, fu trasportato e ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Santa Chiara del capoluogo trentino.
Il trentanovenne era già stato ammonito due volte dal questore di Trento per violenza domestica, perpetrata anche ai danni di un'altra precedente compagna. Dal dicembre del 2020 fu sottoposto agli arresti domiciliari a casa dei genitori nel comune di Terre d'Adige (Trento) poiché, nel corso degli ultimi anni, aveva fatto più volte ricorso a violenze fisiche e psicologiche nei confronti della vittima.
Nonostante la misura restrittiva in vigore con l'accusa di maltrattamenti in famiglia, al trentanovenne imprenditore agricolo venne concesso di potersi recare a lavorare nell'appezzamento di terra dove fu compiuto l'omicidio, a poca distanza dall'abitazione dell'ex compagna. Secondo le ricostruzioni, l'uomo avrebbe attirato la quarantaduenne sul posto con un pretesto, inviandole un messaggio che la invitava a raggiungerlo per farsi consegnare l'assegno di mantenimento. I due stavano affrontando una causa di separazione.[3][4]
La donna, residente nella frazione di Vigo Meano,[5] era madre di quattro figli di 17, 16, 14 e 4 anni: i primi tre avuti da una precedente relazione, l'ultimo con Cattoni. Nel novembre del 2020 la signora Saltori si era recata al pronto soccorso con una frattura composta dell'orbita sinistra. In quell'occasione non volle rivelare ai medici l'autore dell'aggressione, ma dopo l'arrivo dei poliziotti in ospedale, lei cominciò a parlare. Così il suo racconto si trasformò in una denuncia mai sporta prima per paura di ritorsioni. Secondo le testimonianze, gli episodi violenti erano iniziati nel 2016, anche durante la gravidanza, per poi continuare nel corso degli anni successivi.[6]
Cattoni fu accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dall'aver agito ai danni della coniuge.[7][8] Negli interrogatori a cui fu sottoposto, l'uomo aveva confessato di aver commesso il delitto senza un motivo, precisando di aver discusso con l'ex compagna senza litigare. Poi l'aveva colpita alle spalle con un'accetta presente sul posto.[9][10]
L'autopsia effettuata sulla salma della vittima avrebbe rilevato due lesioni d'arma da taglio, una al cranio e l'altra alla carotide, fatali per la quarantaduenne.[11] Il seguente mese di giugno si concluse il processo in cui Cattoni era accusato di ripetute violenze nei confronti dell'ex moglie. L'imputato aveva patteggiato una condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione.[12] Nel gennaio del 2022 lo stesso fu rinviato a giudizio per omicidio volontario, ma le aggravanti della premeditazione e della crudeltà non vennero contestate dalla Procura.[13][14]
La Chiesa della Immacolata a Vigo Meano (Trento) dove sono stati celebrati i funerali di Deborah Saltori (di Andrea Syrio, licenza CC BY-SA 4.0)
Secondo una relazione psichiatrica, ordinata dalla difesa ed esposta nel corso del processo, Cattoni era una persona per certi aspetti comune, ma dotata di limitate capacità di valutare le proprie emozioni. Tale aspetto non costituiva di per sé una forma psicopatologica in quanto non corrispondeva da manuale ad alcuna delle patologie psichiche comuni, riconosciute e meritevoli di attenzione relativamente alle capacità di intendere e di volere.[15]
Il 19 maggio 2022 l'imputato fu condannato dalla Corte d'Assise di Trento a 24 anni di reclusione.[16][17] Secondo le motivazioni della sentenza, il movente del delitto non fu precisamente individuato, dunque rimase sconosciuto. Il verdetto non riconobbe l'aggravante della crudeltà, né quella premeditazione, poiché l'uomo ebbe uno scatto d'ira incontrollato, determinando un'aggressione inaspettata e non programmata.[18]
In seguito alla rinuncia della difesa al ricorso in Appello, la sentenza divenne definitiva.[19]