Voce su Rossella Placati
Rossella Placati, 50 anni, fu trovata morta la mattina del 22 febbraio 2021 nell'abitazione in cui risiedeva, in località Borgo San Giovanni, a Bondeno in provincia di Ferrara.[1][2]
La Chiesa di San Giovanni Battista, poco fuori dal centro di Bondeno e a pochi passi dal luogo del delitto (su concessione di BeWeB - Beni Culturali Ecclesiastici in Web)
A dare l'allarme fu il convivente della donna, Doriano Saveri, 45 anni, che si era recato alla locale stazione dei Carabinieri per riferire di avere scoperto il corpo esanime della vittima in casa, riversa sul pavimento, ferita e con la testa macchiata di sangue. Si rivelarono vani i tentativi dei sanitari accorsi sul posto per rianimarla. La cinquantenne, purtroppo, era già deceduta.
Il cadavere della donna sarebbe stato rinvenuto nei pressi di un camerino dell'appartamento, adibito a guardaroba, coperto da un accappatoio. Il medico legale aveva evidenziato varie ferite al capo e lesioni d'arma da taglio al torace. La vittima sarebbe stata percossa con un oggetto contundente e poi accoltellata. Le armi utilizzate per compiere l'aggressione non furono mai ritrovate. Probabilmente furono gettate nei corsi d'acqua del circondario, tra cui il Panaro che scorreva a pochi passi dall'abitazione.[3][4]
Interrogato dai Carabinieri, Saveri fu considerato sin dall'inizio il principale e unico sospettato del delitto. Il quarantacinquenne aveva fornito la propria versione dei fatti, spiegando che nel pomeriggio di domenica 21 febbraio 2021 si era allontanato dall'abitazione dopo aver avuto un litigio con la compagna. Rincasato in serata, era rimasto nell'appartamento per poi uscire alle prime luci dell'alba. Solo poche ore dopo, sempre in mattinata, ritornando in casa avrebbe scoperto il corpo esanime della donna.[5][6]
Una ricostruzione però valutata contraddittoria e lacunosa da parte degli inquirenti che, avendo raccolto una serie di gravi indizi di reato, sottoposero Saveri a fermo di indiziato di delitto. Secondo i rilievi del medico legale, l'aggressione alla vittima sarebbe avvenuta nel corso della notte tra il 21 e il 22 febbraio, nell'arco temporale tra le 22:00 e le 03:00. Momenti in cui il convivente era in casa, ma lui aveva negato il proprio coinvolgimento nell'omicidio, precisando di avere trovato la donna già cadavere la mattina seguente. Tuttavia, con l'esclusione dell'incidente domestico, l'ipotesi dell'irruzione nell'appartamento di uno sconosciuto non avrebbe retto perché non furono rilevati segni di effrazione.
La signora Placati era divorziata e madre di due figli adulti di 32 e 27 anni, avuti da un precedente matrimonio. La donna lavorava allo stabilimento della Haemotronic, un'azienda biomedicale con sede a Mirandola (Modena). Anche Saveri era separato con una figlia avuta da un precedente matrimonio. Impiegato come artigiano edile, aveva iniziato a convivere con la cinquantenne dal 2019. L'uomo, originario di San Giovanni in Persiceto (Bologna), da poco tempo aveva acquisito la residenza a Bondeno.[7][8]
Secondo le ricostruzioni delle indagini, il rapporto fra Placati e Saveri era ormai incrinato da tempo. I due, infatti, vivevano da separati in casa: lui dormiva al piano terra, lei al piano superiore. Già dal precedente 8 febbraio la donna lo aveva invitato a lasciare l'abitazione. L'uomo però non sapeva dove andare, così l'ormai ex compagna gli aveva concesso del tempo in attesa della ricerca di una nuova sistemazione.
Il quarantacinquenne, durante il pomeriggio del 21 febbraio, era uscito per fare visita a più persone. Ma il suo comportamento sarebbe stato considerato sospetto in quanto, stando alle testimonianze, chi lo incontrò lo aveva definito "disperato e rabbioso", con atteggiamenti altalenanti. Si era anche recato a casa della sorella della convivente "chiedendo scusa" e annunciando "non meglio precisate conseguenze". Una condotta definita strana dalla stessa donna, che lo conosceva poco e con cui non aveva rapporti confidenziali.[9] Inoltre, prima di rientrare nell'abitazione di Bondeno, era passato a Vigarano Mainarda (Ferrara) dalla ex moglie e dalla figlia.
L'aggressione alla vittima sarebbe poi avvenuta in casa, dopo le ore 22:00. Secondo le risultanze delle indagini, il tutto sarebbe avvenuto al culmine di una violenta colluttazione. Una fatale lite che, però, sarebbe stata soltanto l'ultima di una lunga serie, data la relazione ormai densa di attriti fra i due.
Saveri, interrogato il successivo 26 febbraio dal giudice per le indagini preliminari, si avvalse della facoltà di non rispondere. Nei suoi confronti fu convalidato il fermo e disposta la custodia cautelare in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva.[10][11] Nell'ordinanza il giudice aveva sottolineato i pericoli di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.[12][13]
L'esame autoptico confermò che il primo colpo sferrato dall'aggressore risultò fatale alla vittima. La cinquantenne fu sorpresa alle spalle e non ebbe il tempo di reagire. L'arma usata sarebbe stata un duro e pesante oggetto contundente, adoperato con una violenza tale da sfasciarle il cranio. Come se non bastasse, la donna fu in seguito ferita più volte all'addome con una lama, molto probabilmente un coltello.[14][15]
Il successivo mese di novembre la Procura di Ferrara aveva chiuso le indagini, confermando nei confronti dell'indiziato l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla stabile convivenze e dalla relazione affettiva con la vittima.[16] I legali di Saveri chiesero il non luogo a procedere per l'insufficienza di prove, ma nel febbraio del 2022 l'uomo fu rinviato a giudizio.[17][18]
Nel corso del dibattimento vennero ricostruite le ultime conversazioni fra la signora Placati e l'imputato. L'uomo la supplicava di ricominciare da capo, ma la donna era ferma nella sua decisione: la loro storia era terminata e lei voleva stare da sola. La relazione fra i due sarebbe iniziata intorno al settembre del 2018. Nel corso del 2019 i due avevano cominciato a convivere, ma fu nel 2020 che il rapporto iniziò a scricchiolare. Una situazione che, con il passare del tempo, divenne sempre più tesa e caratterizzata da continue discussioni e litigi, fino alla fatale ultima aggressione.[19]
Nel novembre del 2022 Saveri aveva reso dichiarazioni spontanee in aula, dinanzi alla Corte d'Assise di Ferrara, mantenendo la stessa linea difensiva. L'imputato ribadì di aver trovato il cadavere, ma non aveva ucciso l'ex compagna. Durante la testimonianza, aggiunse anche che la donna avrebbe diffuso delle falsità sul suo conto. Per questo motivo, lui aveva preso in considerazione l'idea di denunciarla per diffamazione. Nel corso di uno dei tanti litigi in casa, la cinquantenne lo avrebbe anche minacciato con un coltello.
La mattina del 22 febbraio 2021, Saveri era passato a casa dell'ex moglie per darle dei soldi, a suo dire per "pagare il futuro avvocato per la causa contro Placati". Poi tornò a casa e trovò il corpo senza vita della vittima. Andò nel panico e non chiamò il 112: si recò così dai Carabinieri per professare la sua innocenza. Nelle ore successive fu condotto in carcere.[20]
Il Santuario della Beata Vergine Lauretana della Pioppa a Ospitale, frazione di Bondeno in provincia di Ferrara, dove sono stati celebrati i funerali di Rossella Placati (di Kirk39, licenza CC BY-SA 3.0)
Il 17 gennaio 2023 Saveri fu condannato in primo grado all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Ferrara.[21] Secondo le motivazioni della sentenza, l'imputato era l'unica persona che nutriva una profonda acrimonia nei confronti della vittima, poiché "si sentiva rifiutato e diffamato" da lei, nonostante non avesse mai confessato l'accaduto. Per i giudici, il gesto di Saveri fu il risultato di una convinta "intenzione omicidiaria", maturata già il giorno precedente e venutasi a consolidare con il passare delle ore, con l'obiettivo di "eliminare colei che era divenuta la fonte della sua disperazione, della sua rovina, del suo stato di demolizione interiore, come dal medesimo definito, lasciandolo senza un futuro".[22][23]
L'11 ottobre 2023 la Corte d'Appello di Bologna confermò l'ergastolo.[24][25] Nelle motivazioni della sentenza di secondo grado fu precisato che l'imputato era "l'unica persona nella disponibilità delle chiavi in grado di avere un facile accesso alla casa, abitando ancora nell'immobile, e con un preciso movente chiaramente ricostruibile sulla base dei fatti occorsi i giorni immediatamente discendenti all'omicidio". Sussistevano dunque "una pluralità di indizi gravi, precisi e concordanti" per "l'attribuzione a Saveri della condotta omicidiaria".[26]
Il 3 giugno 2024 la Corte di Cassazione confermò e rese definitivo il "fine pena mai" per l'imputato.[27][28]