Voce su Laura Frosecchi
Laura Frosecchi, 55 anni, fu uccisa a colpi d'arma da fuoco il 17 ottobre 2024, all'interno del suo negozio di alimentari in via Volterrana a Chiesanuova, una frazione del comune di San Casciano in Val di Pesa in provincia di Firenze.[1]
Uno scorcio della Chiesa Propositura di San Cassiano, a San Casciano in Val di Pesa (Firenze), dove sono stati celebrati i funerali di Laura Frosecchi (di Vignaccia76, licenza CC BY-SA 3.0)
A compiere l'omicidio, nel corso della tarda mattinata, fu il nipote Mattia Scutti, 22 anni, figlio della sorella del marito della vittima. Dopo aver sparato alla zia, il giovane si diede alla fuga. Fu lui stesso ad allertare i Carabinieri, riferendo agli operatori, in forte stato di agitazione, di avere sparato ad una sua familiare all'interno di un panificio della zona. In seguito i militari rinvennero il corpo senza vita della donna, mentre il ventiduenne rimase irreperibile per alcune ore, poi fu rintracciato dai Carabinieri.
Il giovane si era barricato, armato, in un orto nei pressi della sua abitazione. Dopo una lunga trattativa, fu convinto da un negoziatore a consegnarsi, senza opporre resistenza. Nei suoi confronti fu disposto il fermo con le accuse di omicidio volontario, porto e detenzione abusiva di armi clandestine.[2]
Dinanzi agli inquirenti, Mattia Scutti aveva confessato di avere ucciso la zia, ma inizialmente non aveva specificato i motivi dell'efferato gesto. L'arma utilizzata per compiere il delitto non era regolarmente detenuta. Secondo le ricostruzioni, in passato il ragazzo avrebbe manifestato l'intenzione di prendere il porto d'armi, ma non era riuscito nel suo intento.
Successivamente era emerso che la pistola fu ricevuta, come regalo, da un anziano del paese. Il giovane era solito portarla in tasca e talvolta l'avrebbe anche usata per sparare nei boschi. Il ventiduenne viveva con la madre a Chiesanuova, non molto distante dall'abitazione della vittima. Negli anni precedenti aveva abbandonato la scuola e non aveva un lavoro regolare.[3]
Al termine dell'interrogatorio di garanzia, il giudice per le indagini preliminari di Firenze aveva convalidato il fermo richiesto dalla Procura e confermato la custodia cautelare in carcere, ravvisando il pericolo di reiterazione del reato. Il legale difensore aveva riferito che il proprio assistito, in passato, era stato sottoposto ad una perizia psichiatrica nell'ambito di un procedimento per maltrattamenti, aperto dalla Procura per i minorenni. L'esame aveva stabilito una capacità di intendere e volere del giovane "grandemente scemata". Nonostante ciò, il perito non aveva rilevato una pericolosità sociale del ragazzo.[4][5]
Dopo l'omicidio, il marito di Laura Frosecchi non riusciva a spiegarsi il perché di quel drammatico avvenimento: "Non capisco cosa sia successo. Mattia Scutti ha avuto problemi con altre persone della nostra famiglia, ma non con noi. Parlava sempre con mia moglie. C'è sempre stato un rapporto quotidiano fra noi".[4]
Il fratello della cinquantacinquenne, Gianni, riferì alla stampa locale: "Laura non mi aveva mai parlato di episodi particolari. Aveva solo detto che Mattia era un ragazzo difficile. Penso anche che il fatto che lui avesse una pistola fosse noto ad altre persone, che avrebbero potuto e dovuto intervenire, perché forse questo epilogo poteva essere evitato".[6]
Nel corso delle indagini della Procura di Firenze, gli inquirenti ipotizzarono il movente del delitto in presunti dissidi tra il nipote e la zia.[7] In particolare, in una conversazione intrattenuta in chat tra Scutti e un luogotenente dei Carabinieri, il giovane rivelò: «Mi dà del drogato, dell'ubriacone... In tutte la maniere mi ha offeso. Ieri l'altro, il mio nonno mi ha dato la schiacciata... Alla zia ho detto "buona", e lei da dietro, "Eccoci, sentiamo questo grullo cosa ha da dire ora". Per questo ho sparato, era fissa ad offendermi ogni giorno che passa, ogni volta».[3]
Nei mesi successivi, sempre nell'ambito dell'inchiesta della Procura fiorentina, l'indagato fu sottoposto ad una nuova perizia psichiatrica. Secondo le risultanze dell'esame, il giovane soffriva di un "grave disturbo paranoide della personalità", con "un esordio schizofrenico". La valutazione dello psichiatra evidenziò anche un "acceso risentimento", provato ancora da Scutti nei confronti della vittima, senza sensi di colpa per quanto compiuto, se non quello indirizzato alle "conseguenze personali" che pativa per la reclusione in carcere.[8][6]
La famiglia della cinquantacinquenne, tuttavia, contestò l'esito della suddetta perizia, sostenendo che le valutazioni redatte negli anni in cui l'indagato era minorenne avevano escluso una pericolosità sociale, e lo stesso giorno dell'omicidio il giovane fu valutato lucido e capace di comprendere le proprie azioni. Inoltre, l'esame di un perito di parte, incaricato dalla famiglia della vittima, negava la natura "delirante" attribuita al gesto, evidenziando l'assenza di elementi che supportassero una vera psicosi, né un distacco dalla realtà tale da escluderne la piena responsabilità.
Nell'autunno del 2025 la Procura chiuse le indagini ed ottenne il rinvio a giudizio a carico del reo confesso. Nell'udienza preliminare, il giudice accolse la richiesta della difesa di celebrare il processo in rito abbreviato.[6][9] Nel corso del dibattimento, la pubblica accusa chiese una pena a 16 anni, più altri 10 anni di misura di sicurezza.
Il 28 gennaio 2026 la Corte d'Assise di Firenze aveva condannato Mattia Scutti a 14 anni di reclusione, più 8 anni da trascorrere in una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza. La sentenza riconobbe all'imputato la parziale capacità d'intendere e di volere.[10]
Secondo le motivazioni del verdetto di primo grado, il giovane "capiva cosa faceva, pur con qualche confusione, ma l'idea di uccidere era stata determinata da uno stato patologico che gli falsava la realtà e rendeva la sua capacità di intendere e volere grandemente scemata. Non totalmente, perché manteneva la percezione di cosa stava facendo e poteva bloccare l'esito delle proprie azioni".[11]
Mattia Scutti era diventato ossessionato dalla zia, "tacciata di parlare male di lui e della madre". Il ventiduenne "aveva vissuto quella convinzione come l'ennesimo sopruso subito e che era definitivamente esploso quando aveva immaginato che anche i nonni fossero passati dalla parte della zia e lo criticassero ingiustamente". "Non era dato sapere se fossimo dinanzi a una forma di schizofrenia o di disturbo delirante cronico, ma certamente si trattava di una patologia che aveva condizionato nell'imputato la lettura della realtà", scrissero i giudici nelle motivazioni.
Una percezione distorta della realtà che, però, "non confliggeva con la lucidità estrema con la quale il giovane aveva riferito al perito i propri pensieri durante l'azione omicidiaria, quando ricaricava l'arma". La sentenza, nel determinare la condanna, partì da una base di 25 anni di reclusione, diminuiti a 21 per il riconoscimento del vizio parziale di mente e ridotta a 14 per lo sconto di terzo della pena, previsto dal rito abbreviato.[11]