Colli al Metauro. La psicologa al processo: "Ana Cristina Duarte non era libera di esprimersi con sincerità".

Immagine della notizia (Immagine di Diego Cane su Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0)

Colli al Metauro. La psicologa al processo: "Ana Cristina Duarte non era libera di esprimersi con sincerità".

Ezio Di Levrano è reo confesso dell'omicidio della moglie, Ana Cristina Duarte, ma l'entità della sua condanna dipenderà dal riconoscimento o meno delle aggravanti: crudeltà, futili motivi e maltrattamenti.

Su questo punto si sono concentrate alcune delle testimonianze dell'udienza di ieri, alla Corte d'Assise di Pesaro. Marito e moglie, arrivati nelle Marche a fine 2023 con i tre figli, si erano rivolti ai servizi sociali del comune di Colli al Metauro per chiedere un alloggio. In seguito, il tribunale dei minori aveva disposto un'indagine socio-ambientale sulla famiglia.

In un primo incontro – ha riferito in aula una psicologa dell'Azienda sanitaria –, emerse che Ana Cristina Duarte non era libera di esprimersi con sincerità. Di qui, i successivi colloqui individuali, nei quali i due erano stati indirizzati rispettivamente a un centro antiviolenza e a un centro per uomini maltrattanti. Ma il percorso non poté andare oltre. Nella notte, fra il 6 e il 7 settembre 2024, Di Levrano uccise a accoltellate la moglie. In casa c'erano i figli di 14, 13 e 6 anni.

La donna aveva già denunciato il marito, quando la coppia viveva in Sardegna, ma per l'avvocato Salvatore Asole, che difende Di Levrano, le violenze non ci furono. Lo confermerebbero i vicini della famiglia. "Hanno parlato tutti di un rapporto conflittuale – dice Asole –, ma nessuno, a precisa domanda, ha detto di essere a conoscenza di maltrattamenti".

Nella prossima udienza verrà ascoltato l'imputato. Per l'avvocata di parte civile, Cristina Perozzi, che rappresenta i tre minori, femminicidi come quello di Saltara "si possono prevenire. Quello che noi possiamo dire, spesso viene detto col senno del poi, ma viene detto anche constatando una condizione emergenziale. Bisogna denunciare e chiedere l'intervento delle istituzioni". (RaiNews)

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