Voce su Federica Torzullo
Federica Torzullo, 41 anni, fu uccisa dal marito Claudio Agostino Carlomagno, 45 anni.
Uno scorcio panoramico del borgo di Anguillara Sabazia, scattato dal lago di Bracciano (di Albarubescens, licenza CC BY-SA 4.0)
La donna era scomparsa nel corso della serata dell'8 gennaio 2026 da Anguillara Sabazia, un comune sul lago di Bracciano in provincia di Roma.[1] La quarantunenne, ingegnera gestionale, risiedeva in una villetta di via Costantino insieme al coniuge, ormai ex compagno, in fase di separazione. Il successivo 18 gennaio 2026, i resti del suo corpo senza vita furono ritrovati sepolti in un terreno di via Comunale San Francesco, non molto distante dalla propria abitazione.[2]
La denuncia di scomparsa era stata presentata il 9 gennaio 2026 dal marito, titolare di una ditta di movimento di terra specializzata in scavi edilizi. Sul caso fu aperta un'inchiesta da parte del comando territoriale dei Carabinieri di Ostia, coordinati dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia. Torzullo e Carlomagno, genitori di un bambino di 10 anni, vivevano ancora nella stessa villetta, nonostante il divorzio in programma.[1] A breve era stata fissata l'udienza di separazione davanti al giudice civile per l'affidamento del figlio. La quarantunenne, da circa un anno, aveva avviato una nuova relazione con un altro uomo, residente ad Ascoli.[3]
Quando il 9 gennaio Carlomagno si era presentato dai Carabinieri di Anguillara per denunciare la sparizione dell'ex compagna, aveva raccontato di averla vista per l'ultima volta alle 23:00 dell'8 gennaio.[4] Il quarantacinquenne riferì di non avere dormito con lei, ma sul divano, perché lui russa e le avrebbe impedito di riposare. A suo dire, la donna aveva preparato le valigie perché l'indomani, di pomeriggio, insieme al figlio ed ai genitori materni avrebbe raggiunto la Basilicata per un evento religioso. L'uomo aggiunse anche che la suocera le aveva detto di avere sentito la figlia intorno alle 8:05 del 9 gennaio.
Il telefono della donna sarebbe però risultato irraggiungibile dalle 8:20 del mattino, almeno nove ore dopo le 23:00 del giorno precedente (quando il marito l'avrebbe vista per l'ultima volta).[4] In ogni caso, Carlomagno si sarebbe preoccupato della scomparsa della coniuge solo intorno alle 16:00 del pomeriggio, quando fu contattato dai colleghi della donna, che quel giorno non l'avevano vista a lavoro nel centro di meccanizzazione delle Poste a Fiumicino, dove lei era impiegata come funzionaria. L'ingresso in caserma del marito sarebbe avvenuto circa un'ora dopo.
Il suo racconto, in un primo tempo, sarebbe apparso credibile. Poi, però, sarebbero emersi i primi dubbi, sommati alle preoccupazioni dei familiari della vittima. Discrepanze che avrebbero fatto sembrare poco sostenibile agli inquirenti l'ipotesi di un allontanamento volontario della donna. Non erano emersi preparativi, contatti o segnali compatibili con una fuga. Avanzò così il sospetto che la scomparsa potesse essere stata inscenata. Tra l'altro, secondo le testimonianze di vicini di casa e parenti della coppia, c'erano stati diversi litigi e tensioni fra i due coniugi nelle settimane precedenti alla sparizione.
La Procura di Civitavecchia aveva aperto un fascicolo per omicidio volontario ed il marito della vittima fu indagato a piede libero.[5] Gli inquirenti, visionando il sistema di videosorveglianza nei pressi della villetta della coppia, notarono che la quarantunenne non era mai più uscita di casa dalle ore 19:30 dell'8 gennaio, mentre la sua utenza cellulare non avrebbe più registrato movimenti fuori dall'abitazione. Quella sera i due coniugi avevano cenato insieme al figlio di 10 anni, successivamente accompagnato nella casa dei nonni materni.
La mattina del 9 gennaio, intorno alle 7:30, il marito era poi uscito dalla villetta con la propria automobile per recarsi al lavoro. L'auto della signora Torzullo, invece, era rimasta parcheggiata nei pressi della casa. La donna non aveva prelevato nulla, ma mancavano borsa e cellulare.[6] Nel corso dei rilievi, effettuati nei giorni seguenti, gli investigatori avevano individuato tracce ematiche, anche con l'ausilio del luminol, all'interno della villetta dei coniugi, sugli abiti di lavoro di Carlomagno, all'interno della sua autovettura, all'interno di una cava e su un mezzo meccanico presente nell'azienda familiare.[6]
La svolta nell'inchiesta arrivò nel corso della mattinata del 18 gennaio 2026, quando i resti del cadavere in decomposizione di Federica Torzullo furono trovati, sepolti, in un terreno nei pressi della sede dell'azienda del marito, in via Comunale San Francesco ad Anguillara Sabazia.[2][7] Nelle ore successive l'uomo fu convocato nella caserma dei Carabinieri, poi nei suoi confronti fu emesso il fermo. Al termine delle formalità di rito, il quarantacinquenne venne condotto in carcere, a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.[8]
Il giorno seguente, Carlomagno fu interrogato dagli inquirenti della Procura di Civitavecchia, ma nel corso della seduta si era avvalso della facoltà di non rispondere.[9] Nel decreto di fermo fu riportato: "La dissimulazione della propria condotta, il contegno non collaborativo, il difficile contesto territoriale, consentono ragionevolmente di ritenere che un soggetto ormai privo di legami affettivi e professionali e deradicalizzato dal suo contesto abitativo, raggiunto dalla notizia del ritrovamento del corpo della vittima, sia in procinto di darsi alla fuga".
"Inoltre – si leggeva ancora nel decreto –, è del tutto verosimile ritenere che sia stato l'indagato ad utilizzare il cellulare della donna dopo averla uccisa, proprio al fine di dissimulare l'azione criminosa. Nello stesso quadro si inserisce l'occultamento delle spoglie della vittima, nonché l'azione di fiamma ed il tentativo di depezzamento, volti ad ostacolarne il riconoscimento. Tutti questi elementi, letti congiuntamente, offrono la rappresentazione inequivocabile del tentativo dell'indagato di celare l'azione criminosa".[9]
Alla luce di quanto emerso dalle indagini, i PM della Procura di Civitavecchia modificarono il capo d'imputazione da omicidio volontario al nuovo reato di femminicidio (da poche settimane introdotto nell'ordinamento legislativo).[10] Secondo gli inquirenti, il quarantacinquenne avrebbe usato il cellulare della moglie dopo l'omicidio per depistare le indagini. Gli ultimi messaggi intercorsi tra la signora Torzullo e la madre risalirebbero alla mattina di venerdì 9 gennaio, tra le 7:55 e le 8:05, quando la vittima sarebbe già stata uccisa.[11]
Secondo i primi risultati dell'esame autoptico, la donna sarebbe stata colpita con circa 23 coltellate, di cui quattro sulle mani, indicative di un tentativo di difesa. Le restanti diciannove ferite sarebbero state localizzate tra il collo e il volto. Nel corso dell'autopsia emersero anche ustioni al volto, al collo, alle braccia e nella parte superiore del torace, causate probabilmente da un tentativo dell'ex compagno di dare fuoco al cadavere. Inoltre, l'intera gamba sinistra della donna fu amputata, mentre il torace rimase schiacciato dalla benna-scavatrice che Carlomagno aveva utilizzato per tentare di occultare il corpo senza vita.[11][12]
Nell'interrogatorio di garanzia, tenutosi il 21 gennaio 2026 dinanzi al giudice per le indagini preliminari di Civitavecchia, il quarantacinquenne aveva confessato le proprie responsabilità: "Ho ucciso Federica per non perdere l'affidamento di mio figlio".[13] L'uomo avrebbe aggiunto di avere litigato con la moglie la sera dell'8 gennaio 2026, mentre l''omicidio si sarebbe consumato nelle prime ore del mattino del 9 gennaio, in 45 minuti, dalle 6:15 alle 7:00. Nel corso dell'aggressione, Carlomagno avrebbe utilizzato un coltello presente in casa.
Successivamente, avrebbe utilizzato il telefono dell'ex compagna per rispondere ai messaggi inviati dalla suocera. Dopodiché, aveva scavato la buca dove sotterrò il cadavere la mattina del 9 gennaio, mentre il cellulare della donna sarebbe stato distrutto nelle ore successive. Il giudice per le indagini preliminari convalidò il fermo e confermò la custodia cautelare in carcere.[13]
Il 24 gennaio 2026 i genitori del reo confesso, Maria Messineo e Pasquale Carlomagno, furono trovati morti nella loro villetta ad Anguillara Sabazia.[14][15] I coniugi, entrambi sessantacinquenni, si erano impiccati ad una trave del portico in giardino. Nei giorni precedenti, i due si erano trasferiti a Roma, dall'altro figlio Davide, probabilmente per stare al riparo dalle dicerie del paese di residenza. Poi, il 24 gennaio, avevano lasciato un messaggio d'addio in casa e si diressero verso la loro abitazione ad Anguillara per l'ultimo viaggio. Nella missiva sarebbe stato riportato uno sfogo contro la gogna mediatica alla quale i genitori dell'omicida furono sottoposti nei loro ultimi giorni di vita.
La Chiesa Regina Pacis di Anguillara Sabazia in provincia di Roma, dove sono stati celebrati i funerali di Federica Torzullo (su concessione di BeWeB - Beni Culturali Ecclesiastici in Web)
Quando il figlio Davide tornò nell'appartamento, trovò la lettera d'addio e, preoccupato, telefonò alla zia, la quale si precipitò davanti alla casa della sorella Maria ad Anguillara. Sul posto, però, era tutto chiuso, nessuno rispondeva. Più tardi i Carabinieri fecero irruzione nella villetta e trovarono i corpi senza vita. La signora Messineo, ex agente di Polizia, dal 2020 era stata nominata assessora alla sicurezza del comune di Anguillara Sabazia, ma il giorno dell'arresto del figlio Claudio – il precedente 18 gennaio – aveva rassegnato le dimissioni dal suo incarico istituzionale.[16][17]
Nel corso delle indagini, fu messa in discussione la versione del marito reo confesso. Secondo i risultati finali dell'esame autoptico, Federica Torzullo aveva appena cenato quando l'ex compagno aveva cominciato ad aggredirla in casa, mentre il figlio della coppia si trovava nell'abitazione dei nonni, nel corso della serata dell'8 gennaio 2026. Tali conclusione smentirebbero la versione di Carlomagno, secondo cui la donna fu uccisa nelle prime ore del mattino del 9 gennaio.[18][19]