Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Il femminicidio di Giulia Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò a Roma

Vittima:
Giulia Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò
Killer:
Vincenzo Paternò del Cugno
Località:
Roma
Data:
2 marzo 1911

Voce su Giulia Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò

Giulia Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò era una nobildonna nata a Palermo nel 1877, figlia della principessa Giovanna Filangeri di Cutò e del conte Lucio Mastrogiovanni Tasca. Fu uccisa dal barone Vincenzo Paternò del Cugno il 2 marzo 1911 a Roma.‍[1][2]

Appena maggiorenne, sposò il conte Romualdo Trigona dei principi di Sant'Elia, con il quale ebbe due figlie. Da quell'unione prese il nome di Giulia Trigona, con il quale è maggiormente ricordata, soprattutto per essere stata la dama di corte della regina d'Italia, Elena di Savoia.

La stabilità del matrimonio fu compromessa negli anni successivi quando la nobildonna scoprì che il marito la tradiva con un'attrice. A complicare la vicenda fu anche l'incontro, nel 1909 a Palermo, tra la contessa Giulia e un tenente di cavalleria, il barone Vincenzo Paternò del Cugno, di due anni più giovane di lei. Con lui iniziò una relazione clandestina, tormentata però dal carattere violento e geloso del tenente che procurò non pochi problemi alla nobildonna.

Quella storia non rimase celata al marito che avrebbe voluto scacciare la moglie di casa. L'uomo però non lo fece per salvare le apparenze su pressione di familiari e conoscenti. Una situazione a cui non volle sottostare la contessa che maturò l'intenzione di separarsi definitivamente da Romualdo. Ai tempi tuttavia non era possibile divorziare.

Paternò le consigliò di affidarsi a suo cognato, l'avvocato Serrao, nella speranza di trovare un espediente meno doloroso per liberarsi dal vincolo coniugale. Nel frattempo però Giulia e il marito dovettero lasciare Palermo per trasferirsi al Palazzo Quirinale di Roma. Sarebbe stata addirittura la regina Elena a chiedere il trasferimento nel tentativo di salvare il matrimonio.‍[3][4]

La nobildonna però non si fece dissuadere e alla fine decise, con il supporto legale dell'avvocato Serrao, di lasciare sia il marito che l'amante. La relazione con il tenente divenne sempre più tortuosa e insostenibile con il passare del tempo da indurla ad allontanarsi anche da lui. Paternò non accettò tale epilogo e accusò Serrao di aver tramato alle sue spalle, facendo in modo che la contessa entrasse in conflitto con lui nella convinzione che il cognato si fosse invaghito di lei.

Non rassegnandosi alla scelta della nobildonna, il barone pianificò un ultimo incontro con Giulia. I due si diedero appuntamento nel pomeriggio del 2 marzo 1911 all'Hotel Rebecchino di Roma, non molto distante dalla stazione Termini. Lì, all'interno di una camera, l'uomo le tese un agguato, uccidendola a coltellate. Dopodiché l'omicida tentò di suicidarsi, sparandosi con un colpo di pistola alla testa. Nonostante la grave lesione riportata al capo, riuscì a sopravvivere.

L'episodio fu considerato il primo femminicidio raccontato dalle testate giornalistiche italiane. Il 28 giugno 1912 Paternò fu condannato all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Nel 1942 tuttavia lasciò il carcere in seguito alla grazia ricevuta dal Re su richiesta di Mussolini.‍[5][6]

Note

  1. La tragica storia della bella nobildonna, vittima di un femminicidio ante litteram. ilSicilia.it. Archiviato dall'originale.
  2. Il tenente e la contessa, femminicidio del '900. la Repubblica. Archiviato dall'originale.
  3. Il suo assassino era alla festa dei Florio: la tragica fine della principessa (triste) di Sant'Elia. Balarm.it. Archiviato dall'originale.
  4. La tragica storia della contessa Giulia Trigona D'Elia. BonCulture. Archiviato dall'originale.
  5. Il caso Trigona-Paternò: tradimenti, amore e profitto di inizio '900. Vanilla Magazine. Archiviato dall'originale.
  6. Omicidi: caso Trigona-Paternò. Museo Criminologico. Archiviato dall'originale.

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