Il femminicidio di Giulia Mastrogiovanni Tasca di Cutò a Roma

Vittima:
Giulia Mastrogiovanni Tasca di Cutò
Killer:
Vincenzo Paternò del Cugno
Località:
Roma
Data:
2 marzo 1911

Morta a 29 anni il 2 marzo 1911 a Roma. Appena diciottenne, sposò il conte Romualdo Trigona dei principi di Sant'Elia. Da quell'unione prese il nome di Giulia Trigona, col quale è maggiormente ricordata, soprattutto per essere stata la dama di corte della regina Elena di Savoia. Dal quel matrimonio nacquero due figlie e il rapporto col marito sarebbe stato regolare fin quando la donna non scoprì che lui la tradiva con un'attrice.

Nel 1909 la contessa Giulia conobbe a Palermo il barone Vincenzo Paternò del Cugno, di due anni più giovane di lei. Con lui iniziò una relazione clandestina, tormentata però dal suo carattere violento e geloso che procurò non pochi problemi alla donna. Nel frattempo la relazione venne scoperta dal marito Romualdo: situazione che portò la contessa a voler chiedere la separazione legale. In persecuzione di tale intento, Paternò le consigliò di affidarsi a un suo cognato, l'avvocato Serrao. Tuttavia in soccorso della relazione col marito sarebbe intervenuta addirittura la regina Elena, invitando i coniugi a trasferirsi al Quirinale.

La dama però non si fece dissuadere e alla fine decise, col supporto legale dell'avvocato Serrao, di lasciare sia il marito che l'amante. Paternò non accettò questa decisione e accusò Serrao di aver tramato alle sue spalle, credendo che lui volesse stare insieme alla ex compagna. In preda a questa ossessione, il pomeriggio del 2 marzo 1911 il barone pianificò l'incontrò con la donna all'hotel Rebecchino di Roma. Lì, all'interno di una camera, le tese un agguato uccidendola a coltellate. Dopodiché l'uomo tentò di suicidarsi sparandosi alla testa, ma riuscì a sopravvivere. L'episodio è considerato il primo femminicidio raccontato dalle testate giornalistiche italiane.

Il 28 giugno 1912 Paternò fu condannato all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, ma nel 1942 uscì dal carcere in seguito alla grazia ricevuta dal Re su richiesta di Mussolini.

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