Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Il femminicidio di Monica Calò a Intra di Verbania

Vittima:
Monica Calò
Killer:
Marco Mariolini
Località:
Intra di Verbania
Data:
14 luglio 1998
Uno scorcio panoramico del lungolago di Intra, frazione della città di Verbania

Uno scorcio panoramico del lungolago di Intra, frazione della città di Verbania

Voce su Monica Calò

Monica Calò, 29 anni, fu uccisa nel corso del pomeriggio del 14 luglio 1998 su una spiaggia in riva al Lago Maggiore a Intra, frazione del comune di Verbania. La vittima fu colpita da 22 coltellate sferrate dal suo ex compagno Marco Mariolini, 39 anni.‍[1][2]

Nonostante l'intervento dei bagnanti e il personale sanitario accorso successivamente sul posto, per la giovane non ci fu altro da fare che constatare il decesso. Il killer, un antiquario di Pisogne (Brescia), separato dopo un difficile matrimonio con una moglie che era stata ridotta all'anoressia, fu immediatamente bloccato e fermato dalle forze dell'ordine.

Uno scorcio del centro di Domodossola, città d'origine di Monica Calò

Uno scorcio del centro di Domodossola, città d'origine di Monica Calò (di Carlocat87, licenza CC BY-SA 3.0)

La relazione tra Marco e la vittima iniziò circa quattro anni prima dell'omicidio, nel 1994, con un annuncio pubblicato dall'uomo per la ricerca di una ragazza molto magra. Monica Calò, studentessa di Domodossola (Verbano-Cusio-Ossola), alta e molto snella, incontrò Mariolini per la prima volta a Padova.

Lui la portò a vivere con sé nel Bresciano, dove mise in atto una lunga serie di privazioni e vessazioni allo scopo di plasmare il corpo della giovane secondo la propria perversione sessuale. La passione dell'uomo per le anoressiche fece dimagrire la compagna di altri 15 kg. Una situazione insostenibile per la ragazza che, dopo mesi di convivenza, in un estremo tentativo di ribellarsi, impugnò un martello e lo colpì più volte alla testa.

Lei, pentita per il gesto commesso, lo soccorse e si autodenunciò. Mariolini la giustificò di fronte ai magistrati, ma la giovane venne comunque sottoposta agli arresti domiciliari a Domodossola. Ben presto lui ricominciò a contattarla insistentemente per riprendere la relazione. Nel frattempo scrisse un libro autobiografico in cui si autodefiniva un "mostro anoressofilo" ed annunciava il suo desiderio di trasformare in cadavere la donna amata.

Nel maggio del 1997, in concomitanza con la pubblicazione del libro, l'uomo tenne una presentazione organizzata dalla casa editrice a Milano. In tale occasione erano presenti anche i Carabinieri che segnalarono con un'informativa alla Procura di Brescia l'allarmante minaccia dei contenuti dell'opera. Nonostante ciò, non venne preso alcun provvedimento.

Uno scorcio panoramico del lungolago di Intra, frazione della città di Verbania

Uno scorcio panoramico del lungolago di Intra, frazione della città di Verbania

L'anno successivo, dopo molte insistenze, Monica Calò accettò di rivedere Mariolini, scegliendo per l'incontro un luogo affollato in pieno giorno. Il sole e i molti bagnanti sulla spiaggia del Lago Maggiore però non servirono a fermare l'assassino, che si avventò sulla giovane sferrando numerosi fendenti d'arma da taglio fino a toglierle la vita.

Il trentanovenne fu rinviato a giudizio in rito abbreviato. Il difensore tentò di evitare l'ergastolo vista la contestazione dell'aggravante della premeditazione. Il pubblico ministero dispose una perizia psichiatrica, che stabilì la seminfermità mentale dell'imputato. Nel corso del dibattimento, però, il giudice ordinò una nuova perizia.

Il secondo esame sancì che Mariolini, pur essendo uno psicopatico e un narcisista, non era affetto da alcuna patologia definibile e trattabile clinicamente, né da disturbi tali da escludere o diminuire la capacità di intendere e volere nel momento del delitto.

Nel 2000 l'imputato fu condannato a 30 anni di reclusione. Nel 2021 aveva scontato per intero la propria pena. Lasciato il carcere, venne trasferito in una residenza psichiatrica.‍[3]

Note

  1. Le relazioni patologiche: parafilia e dipendenza, il caso di Marco Mariolini, il "cacciatore di anoressiche". Profilicriminali. Archiviato dall'originale.
  2. Si autodenunciò in un libro, ma nessuno lo fermò. Il caso Mariolini. Condannato a 30 anni. Gruppo Edicom. Archiviato dall'originale.
  3. Marco Mariolini, il cacciatore di anoressiche: "Ho ucciso ma sono una vittima". Corriere.it. Archiviato dall'originale.

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