Voce su Altagracia Gil Corcino
Altagracia Gil Corcino, 30 anni, originaria della Repubblica Dominicana, fu trovata morta il 29 giugno 2006 ad Alessandria, all'interno di un appartamento in via Parma.
Uno scorcio di Piazza del Duomo ad Alessandria (di Alessandro Vecchi, licenza CC BY-SA 3.0)
Il corpo senza vita della vittima era disteso sul letto dell'abitazione, legato in diverse parti con del nastro adesivo. Accanto al cadavere era presente un coltello sporco di sangue, utilizzato per ucciderla. Il delitto risalirebbe a due giorni prima, il 27 giugno. L'esame autoptico stabilì il decesso per asfissia da costrizione e per le ferite d'arma da taglio al collo che avevano reciso la vena giugulare.
Quattordici anni dopo, il 10 agosto 2020, fu arrestato il presunto responsabile dell'omicidio. Si trattava di Andrea Casarin, 47 anni, originario di Alessandria, ma residente a Zerbolò in provincia di Pavia. Il provvedimento richiesto dalla Procura di Alessandria fu eseguito sulla base delle nuove risultanze investigative. In particolare la corrispondenza delle impronte digitali e delle tracce di DNA rinvenute sulla scena del crimine con il profilo genetico di Casarin. All'epoca dei fatti non fu rilevata alcuna corrispondenza e il caso venne accantonato. Negli anni successivi, però, emersero nuovi elementi.
Nel 2013 l'uomo fu sottoposto ad arresto all'aeroporto di Milano Malpensa per questioni legate alla droga. In quell'occasione gli furono registrate le impronte digitali. Successivamente l'indagine sull'omicidio Corcino venne riaperta: il RIS di Parma fu in grado di interfacciare le informazioni contenute nella banca dati AFIS (Automated Fingerprint Identification System) con quelle della banca dati relativa alle persone sottoposte a rilievi segnaletici.
In questo modo fu rilevata una prima corrispondenza risalente a Casarin. Un ulteriore riscontro fu poi fornito anche dall'esame di un mozzicone di sigaretta utilizzato dall'indiziato e recuperato durante un pedinamento messo in atto dagli investigatori. Su di esso la conferma della compatibilità con le tracce biologiche raccolte sulla scena del crimine.[1][2]
Dunque il giudice per le indagini preliminari di Alessandria accolse la richiesta di custodia cautelare in carcere formulata dalla locale Procura. Sottoposto alle domande degli inquirenti, l'uomo aveva dichiarato di essere innocente sostenendo di aver conosciuto la vittima all'epoca, ma non sapeva che facesse la prostituta.[3][4] Il 13 agosto, nell'interrogatorio di garanzia di fronte al gip, Casarin si avvalse della facoltà di non rispondere.[5]
Un ulteriore colloquio, presieduto dal pubblico magistrato, si tenne il successivo 2 settembre nel quale l'indiziato rispose a tutte le domande con l'intento di chiarire la propria posizione. Assistito dal proprio legale, ribadì la sua innocenza sostenendo di essere estraneo ai fatti contestati.
Casarin spiegò che le impronte presenti sulla scena del crimine avevano ricondotto a lui perché aveva frequentato la trentenne circa tre o quattro volte, essendo stato all'interno dell'appartamento, probabilmente il giorno del delitto, pur non avendola uccisa. Essendo passati molti anni, l'uomo non era riuscito a collocare con precisione il momento esatto dell'ultimo incontro. Casarin aveva poi puntualizzato di aver conosciuto la sua attuale compagna dopo quegli avvenimenti, non avendola mai tradita, e dalla cui relazione era nata una bambina. Tale racconto tuttavia non scalfì il quadro indiziario dei magistrati che ritennero abbastanza solidi gli elementi in loro possesso.[6]
Uno scorcio di Zerbolò in provincia di Pavia (di Alessandro Vecchi, licenza CC BY-SA 3.0)
Nel febbraio del 2021 la Corte di Cassazione aveva dichiarato definitivamente inammissibile il ricorso presentato dal legale dell'indiziato per l'annullamento della custodia cautelare in carcere.[7] Fu anche respinta la richiesta della difesa di disporre nuove indagini per valutare altre piste investigative.[8] Il successivo mese di giugno, Casarin fu rinviato a giudizio in rito abbreviato.[9][10]
La Procura nel corso del processo chiese la condanna a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dalle sevizie. Tuttavia, secondo la difesa, le prove raccolte dagli inquirenti erano inattendibili e mancava il movente del delitto. Per questi motivi il legale dell'imputato avanzò l'istanza di derubricazione del reato a omicidio colposo sulla base del fatto che, secondo quanto appurato dai periti, si poteva ipotizzare che tra l'uomo e la donna fosse avvenuto un gioco erotico finito male.[11][12]
Il 3 dicembre 2021 Casarin fu condannato dalla Corte d'Assise di Alessandria a 30 anni di reclusione per omicidio volontario. La sentenza riconobbe l'aggravante della premeditazione,[13] che però fu esclusa nel verdetto di secondo grado, emanato il 10 gennaio 2023 dalla Corte d'Appello di Torino, nonostante la conferma della pena a 30 anni di reclusione.[14]
Nell'ottobre dello stesso anno, la condanna fu resa definitiva dalla Corte di Cassazione.[15]