Voce su Antonia Bianco
Antonia Bianco, 43 anni, perse la vita il 13 febbraio 2012 al Policlinico di San Donato Milanese. Poche ore prima, la donna fu soccorsa in strada a San Giuliano Milanese per quello che si credeva fosse un malore.[1]
Uno scorcio di Piazza Vittoria a San Giuliano Milanese
Secondo le ricostruzioni, lei e il suo ex compagno, Carmine Buono, 55 anni, avevano concordato un appuntamento per discutere di alcune questioni legate al loro figlio. L'incontro degenerò in un'aggressione. La donna, semi-cosciente, si accasciò sul marciapiede senza più riprendersi. Inutile la corsa in ospedale, dove fu dichiarato il decesso.[2]
Inizialmente, tuttavia, la morte fu attribuita ad un malore, probabilmente perché sui vestiti e sul corpo non furono rilevate tracce ematiche. Un piccolo foro sul petto, però, aveva insospettito i medici che richiesero ulteriori approfondimenti. Soltanto i successivi accertamenti evidenziarono una lesione d'arma da taglio, verosimilmente molto appuntita, che raggiunse il cuore e danneggiò il ventricolo.
Infatti la donna, originaria dell'Argentina e madre di tre figli (due avuti con un precedente ex), fu aggredita proprio dal cinquantacinquenne che aveva incontrato in strada. Lei lo aveva più volte denunciato in passato per lesioni e stalking. La prima volta nel 2009, quando lui la picchiò e lei dovette recarsi all'ospedale Niguarda per farsi medicare.[3]
Secondo quanto raccontato anni dopo da una delle figlie, che all'epoca aveva 13 anni, la signora Bianco fu sottoposta a numerosi atti persecutori in seguito alla decisione di chiudere la relazione e allontanarsi da Buono. L'ex compagno la insultava, la spiava e la pedinava continuamente. In un episodio in particolare, tentò persino di investirla con l'auto sotto casa.[4]
Dopo la morte, nonostante una prima autopsia che aveva stabilito il decesso per infarto, l'avvocato della famiglia della vittima insistette affinché si effettuassero ulteriori accertamenti. Il secondo esame autoptico rivelò uno scenario del tutto differente. La quarantatreenne fu pestata a calci e infilzata al petto con uno spillone. Nelle settimane successive l'ex compagno fu iscritto nel registro degli indagati da parte della Procura inquirente. Il fermo con l'accusa di omicidio arrivò più di un mese e mezzo dopo, ai primi di aprile.[5]
Dopo la chiusura delle indagini, Carmine Buono fu rinviato a giudizio. Nel corso dei processi, l'uomo si era sempre proclamato innocente. I legali difensori sostennero l'involontarietà del gesto, puntando sulle criticità della ricostruzione della Procura. In particolare il fatto che l'arma del delitto non fu mai rinvenuta. L'attività investigativa non riuscì a chiarire definitivamente se si trattasse di uno spillone o un coltellino svizzero che il cinquantacinquenne portava con sé nel portachiavi.
La Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio a Milano dove sono stati celebrati i funerali di Antonia Bianco (di Iaznavi78, licenza CC BY-SA 4.0)
Il 6 giugno 2013 l'imputato fu condannato all'ergastolo per omicidio volontario dalla Corte d'Assise di Milano. L'aggravante della premeditazione non fu riconosciuta. La pena fu confermata il 5 marzo 2014, sempre a Milano, dalla Corte d'Appello.[6] Nel novembre del 2015 però, la Corte di Cassazione annullò il verdetto con il rinvio del procedimento a un nuovo processo di secondo grado per "approfondire l'elemento soggettivo in relazione al reato di omicidio volontario".[7]
Nell'Appello bis la difesa chiese la riformulazioni del reato in omicidio preterintenzionale poiché l'uomo, nella concitazione del momento e mentre litigava con la vittima, non avrebbe avuto l'intenzione di uccidere. Nel giugno del 2016 la seconda pronuncia della Corte d'Appello di Milano aveva confermato l'ergastolo.[8]
Al ritorno in Cassazione, la Procura generale aveva richiesto un nuovo annullamento con rinvio, sostenendo che il precedente verdetto presentasse "un difetto di motivazione sulla prova della volontà omicida" dell'imputato.[9] Nonostante ciò, il 6 dicembre 2017, la Suprema Corte rigetto l'istanza e confermò in via definitiva il "fine pena mai".[10][11]