Il femminicidio di Samanta Fava a Fontechiari

Vittima:
Samanta Fava
Killer:
Antonio Cianfarani
Località:
Fontechiari
Data:
19 giugno 2013

Aveva 36 anni ed era originaria di Sora in provincia di Frosinone. Scomparve il 2 aprile 2012. La denuncia di sparizione fu presentata dall'ex marito, Maurizio Gabriele, da cui era legalmente separata e col quale aveva avuto un figlio.

Fu iscritto nel registro degli indagati l'ex fidanzato della vittima, Antonio Cianfarani, 42 anni, detto Tonino, conosciuto prima del matrimonio e tornato nella vita della donna dopo la separazione. Le comparazioni dei tabulati telefonici mostrarono che la signora Fava era insieme all'uomo la sera precedente alla sua scomparsa. Messo sotto torchio dagli inquirenti, rivelò che la donna cadde dalle scale della sua abitazione la sera del 3 aprile, dopo aver avuto una crisi epilettica. Il quarantaduenne si accorse che era morta e, in preda al panico, decise di occultarne il corpo trasportandolo fuori e gettandolo nel fiume Liri. Una versione però non veritiera: successivamente l'attività investigativa scoprì che la trentaseienne fu uccisa e poi murata. Il cadavere in stato di decomposizione fu ritrovato il 19 giugno 2013, avvolto in un sacco e legato con delle fascette, murato in un caminetto dell'abitazione dell'uomo a Fontechiari in provincia di Frosinone. L'esame autoptico stabilì che la vittima fu colpita violentemente al volto e poi strangolata, prima di essere murata.

Cianfarani è stato condannato in via definitiva a 25 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, l'uomo avrebbe agito sulla base della gelosia perché la vittima aveva un'altra relazione. L'aggressione mortale sarebbe avvenuta nel bagno dell'abitazione, al culmine di una violenta lite. Nel gennaio del 2020 Cianfarani è morto a causa di una grave malattia.

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