Voce su Alba Chiara Baroni
Alba Chiara Baroni e Mattia Stanga, 22 e 24 anni, erano una coppia da tutti vista come "inossidabile". Avevano in programma di andare a convivere nell'autunno del 2017 ma, pochi mesi prima, il 31 luglio, il giovane tolse la vita alla compagna e poi si suicidò.
L'arma utilizzata, una pistola semiautomatica acquistata il giorno prima del delitto, fu trovata nelle mani del ragazzo che deteneva una licenza per il porto d'armi ad uso sportivo. Le indagini rilevarono l'esplosione di quattro proiettili, tre sparati alla vittima, l'ultimo riservato a sé stesso.[1][2]
Teatro del femminicidio-suicidio fu l'abitazione del ventiquattrenne a Tenno, un paesino del Trentino-Alto Adige in provincia di Trento che aveva dato modo ai ragazzi di conoscersi sin da piccoli. I corpi senza vita furono trovati uno vicino all'altro.
Uno scorcio panoramico del lago di Tenno in provincia di Trento (di Zairon, licenza CC BY-SA 4.0)
Mancavano pochi minuti alle 14:00 quando un vicino di casa Stanga aveva sentito degli spari. L'uomo avvisò i Carabinieri che, poco dopo, giunsero sul posto e rinvennero i due giovani in un lago di sangue nel bagno dell'abitazione, entrambi già morti.
Nulla apparentemente andava male in quella coppia, eppure Alba Chiara Baroni ricevette una chiamata dal fidanzato: "Voglio farla finita, voglio uccidermi", avrebbe detto Mattia Stanga in una telefonata che sarebbe stata effettuata il giorno prima del delitto, dopo avere terminato il suo turno di lavoro alle Cartiere di Riva del Garda, dove faceva l'operaio.
Ma perché? Forse lei voleva lasciarlo, non si sentiva di fare il grande passo? All'inizio tutto era avvolto nel mistero. Le famiglie non si davano una risposta, perché all'apparenza i due sembravano felici. Si scoprì poi con l'avanzare delle indagini che i due ragazzi stavano affrontando un periodo complicato e Alba Chiara Baroni aveva optato per una pausa.
Una situazione conosciuta dagli amici: la coppia stava attraversando una fase di distacco. Ma di questo i familiari erano completamente all'oscuro. C'era stato un allontanamento, ma nessuno aveva notato nulla perché il giovane non faceva trasparire alcuna emozione. Mattia Stanga non riusciva ad accettare la scelta di Alba Chiara Baroni e decise di premere il grilletto. Una vera e propria esecuzione stabilirono gli inquirenti.
All'epoca il Comune di Tenno non dichiarò il lutto cittadino: la comunità era scossa e ci furono molte discussioni circa le forme e i contenuti della memoria. Si registrò un clima di spaccatura e, nonostante si decise di commemorare la vittima con una stele, il sindaco di fronte a quella situazione rassegnò le proprie dimissioni.
Il primo cittadino era favorevole all'opera, ma il dibattito rimase acceso sia per la stele che per la proposta di utilizzare il termine "femminicidio". Il ceppo alla fine fu posato, con la lapide della vittima diventata un simbolo di una battaglia sociale e culturale.[3]
Alba Chiara Baroni era diplomata alla scuola d'arte e mestieri di Vicenza. Amava dipingere e, nel 2019, fu fatta "rivivere" attraverso una mostra itinerante dei suoi dipinti, prima a Riva del Garda e poi a Trento: Alba Chiara luce negli occhi, gioia nel cuore.
La curatrice della mostra, Maddalena Tomasi, dichiarò: "Con questa mostra si è voluto guardare al futuro che questa sfortunata ragazza avrebbe potuto avere. Per questo sono state esposte le pennellate dei suoi quadri ingrandite, per dare una possibilità a quella che poteva essere l'arte di Alba Chiara Baroni".[4][5]