Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Orbetello. Il marito la picchiava. Lei ha dovuto trasferirsi in una casa rifugio. Condannato un 29enne.

Immagine della notizia (Immagine di trolvag su Panoramio e Wikimedia Commons — CC BY-SA 3.0)

Orbetello. Il marito la picchiava. Lei ha dovuto trasferirsi in una casa rifugio. Condannato un 29enne.

L'aveva insultata e picchiata per poi toglierle il bene più grande: la loro figlia piccola, impedendole di vederla e di sentirla per circa due mesi, dopo averla bloccata sul telefono. Dal quale le arrivavano soltanto messaggi offensivi. Per questo il giudice per l'udienza preliminare Marco Mezzaluna ha condannato a 2 anni di reclusione un giovane di 29 anni, a cui è stata anche revocata la sospensione condizionale.

I maltrattamenti nei confronti della donna erano cominciati nel 2018, quando la stessa aveva denunciato il marito, salvo poi, due anni dopo, ritirare la querela sperando che lui fosse cambiato. Per qualche tempo la loro vita era sembrata scorrere con un po' di serenità in più.

Ma dal dicembre del 2020, le cose avevano cominciato a peggiorare. La vittima, aveva deciso di trasferirsi da Orbetello a Roma, per frequentare un corso da estetista portando con sé anche la figlia piccola. Nella loro abitazione, sotto agli occhi della madre di lui, era scoppiata l'ennesima lite: il giovane le aveva strappato i vestiti gettandoli a terra e l'aveva picchiata. Poi l'aveva buttata fuori da casa.

Il giorno dopo la donna aveva contattato un conoscente che abitava a Roma e aveva deciso di andarsene. La loro figlia era rimasta a casa con il padre e la nonna. Nessuna comunicazione, nessuna notizia della bambina: per due mesi il giovane, difeso dall'avvocata Iris Milano, le avrebbe inviato soltanto messaggi offensivi.

A febbraio del 2021, lui aveva deciso di portare la bambina dalla madre. In quell'occasione, aveva anche provato a restare insieme alla donna. Prima nella casa dove lei era stata ospitata, poi in un appartamento che le era stato messo a disposizione dal datore di lavoro.

Ma il miraggio di cominciare insieme una nuova vita era svanito velocemente: il giovane aveva ricominciato a picchiarla e a insultarla, dopo che aveva bevuto parecchio. La donna e la bambina avevano quindi cercato ospitalità in una casa rifugio per donne maltrattate, ma lui era arrivato anche lì e l'aveva picchiata di nuovo per riportarla a Orbetello.

Durante il processo, celebrato in rito abbreviato, la donna ha spiegato al giudice perché avesse deciso di tornare insieme al suo ex e di ritirare la prima querela: "Gli ho voluto dare una possibilità, era padre di mia figlia e pensavo che potesse cambiare. Mi aveva promesso che sarebbe cambiato e che aveva intrapreso alcuni percorsi per farlo, sembrava che si comportasse meglio".

Ma così non è stato: il pm Federico Falco aveva chiesto una condanna a due anni e sei mesi di carcere. Ne sconterà due, senza la condizionale. (Francesca Gori)

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