Civitavecchia. Il femminicidio di Federica Torzullo. L'ex compagno ha confessato: Il Gip convalida il fermo.

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Civitavecchia. Il femminicidio di Federica Torzullo. L'ex compagno ha confessato: Il Gip convalida il fermo.

Il Gip del tribunale di Civitavecchia ha convalidato il fermo di Claudio Carlomagno, reo confesso dell'omicidio della moglie Federica Torzullo ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma. L'uomo, che quindi resta in carcere, è accusato di femminicidio e occultamento di cadavere.

Il 45enne, nel corso dell'interrogatorio durato oltre cinque ore, ha reso piena confessione. "Ho ucciso Federica per non perdere l'affidamento di mio figlio", ha detto, spiegando di aver litigato con la moglie la sera dell'8 gennaio. L'omicidio si sarebbe consumato, secondo il racconto dell'uomo, nelle prime ore del 9 gennaio, in 45 minuti, dalle 6:15 alle 7:00.

Avrebbe utilizzato un coltello, "presente ancora in casa". Nel corso della confessione ha fornito indicazioni su dove si trova l'arma. Ha confessato, inoltre, "di aver utilizzato il telefono di Federica, rispondendo alla madre", e di aver "trascorso la giornata con i suoceri". Avrebbe, inoltre, affermato di avere scavato la buca dove ha sotterrato la moglie la mattina del 9 gennaio e di avere distrutto il cellulare della moglie nelle ore successive.

"Se chiederemo la perizia psichiatrica? Assolutamente no". Così Andrea Miroli, legale di Claudio Carlomagno, parlando con i giornalisti al termine dell'udienza di convalida del fermo. Intanto la Procura di Civitavecchia, alla luce delle risultanze investigative, ha modificato il capo d'imputazione, contestando al 45enne il nuovo reato di "femminicidio".

L'articolo 577 bis del codice penale prevede la condanna all'ergastolo per l'omicidio di una donna che viene commesso "per motivi di odio, discriminazione di genere, o per reprimere la sua libertà, i suoi diritti o la sua personalità, come il rifiuto di una relazione". La norma tipizza la matrice culturale della violenza di genere, distinguendosi dall'omicidio comune e prevedendo pene severe e specifiche, con limitazioni alla possibilità di ottenere attenuanti, stabilendo che la pena minima non può scendere sotto i 24 anni (o 15 anni in caso di più attenuanti prevalenti). (RaiNews)

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