Voce su Manuela Bailo
Manuela Bailo, 35 anni, fu trovata morta il 20 agosto 2018 in una cascina delle campagne di Azzanello in provincia di Cremona. La donna risiedeva a Nave, un comune della provincia di Brescia, ed era dipendente della sede bresciana del Centro Assistenza Fiscale del sindacato UIL (Unione Italiana del Lavoro).
Uno scorcio di Ospitaletto, comune della provincia di Brescia (di Francesco Trecani, licenza CC BY-SA 3.0)
A uccidere la donna fu un collega di lavoro, Fabrizio Pasini, 48 anni.[1] L'uomo, sposato e padre di due figli, aveva una relazione extraconiugale con la trentacinquenne dal 2016. I genitori della vittima presentarono una denuncia di scomparsa il 1º agosto 2018, poiché non riuscivano più a mettersi in contatto con lei dalla sera del precedente 28 luglio.
Scattarono così le indagini degli inquirenti. In un primo momento l'indiziato fu il coinquilino di Manuela Bailo, Matteo Sandri, con il quale la donna in passato aveva avuto una relazione, poi interrotta, ma i due avevano continuato a convivere nello stesso appartamento. Successivamente però gli investigatori concentrarono le loro attenzioni su Fabrizio Pasini.
Furono molti gli elementi ricavati dalla Procura di Brescia che alimentarono i sospetti su di lui, tra cui le registrazioni di diverse telecamere di videosorveglianza che lo mostravano in compagnia della vittima. La sera del 28 luglio 2018, lei e Pasini furono ripresi insieme a Ospitaletto (Brescia), dove era situata l'abitazione dei genitori di lui. Nei giorni seguenti invece l'uomo fu filmato da solo nei pressi di Azzanello.
Secondo le prime ricostruzioni, che in seguito portarono all'ordinanza di custodia cautelare, Manuela Bailo fu uccisa durante la notte tra il 28 e il 29 luglio da Pasini nella casa di Ospitaletto. Nelle ore successive, dallo smartphone della donna furono inviati vari messaggi verso i conoscenti della trentacinquenne. Questi furono scritti proprio dal responsabile del delitto nel tentativo di depistare le indagini.
L'uomo aveva poi trasportato il cadavere ad Azzanello, presumibilmente nella tarda mattinata del 30 luglio 2018. Nel lasso di tempo tra l'omicidio e l'occultamento, il quarantottenne era prima ritornato dalla moglie e poi si era recato al lavoro, mentre il corpo senza vita dell'amante giaceva nella casa dei genitori. Il 2 agosto Pasini partì per le vacanze in Sardegna, dove raggiunse l'anziana madre e i figli.
L'uomo tornò dalle ferie il 19 agosto 2018 quando, nell'abitazione di Ospitaletto, i Carabinieri lo sottoposero a fermo con l'accusa di omicidio. Messo alle strette di fronte alle evidenze delle indagini, Pasini aveva confessato le proprie responsabilità nell'ambito della morte di Manuela Bailo. Il giorno successivo il quarantottenne condusse i militari alla cascina di Azzanello per recuperare il cadavere della donna. I resti della vittima furono rinvenuti in una vasca utilizzata per lo scolo di liquami agricoli.[2]
Il reo confesso fu trasferito in carcere e, il 23 agosto 2018, dinanzi al giudice per le indagini preliminari, dichiarò di avere avuto un litigio con l'amante a causa di un tatuaggio. Manuela Bailo si sarebbe ingelosita dopo avere scoperto che l'uomo si era fatto fatto incidere le iniziali dei suoi due figli. Ne sarebbe scaturita una lite a colpi di spintoni nella quale la trentacinquenne sarebbe caduta dalle scale finendo per perdere conoscenza e molto sangue dalla testa. Pasini, non sapendo cosa fare e come spiegare la presenza della donna in casa, decise di nasconderla.[3][4]
Tale versione, tuttavia, fu smentita dall'esame autoptico. L'ispezione del medico legale rilevò un profondo taglio alla gola che aveva reciso l'arteria carotidea destra: la vittima fu dunque sgozzata. Vennero inoltre trovate delle ferite al cranio, ma ritenute non mortali e che comunque non erano compatibili con una caduta dalle scale.[5]
Nonostante ciò, nei mesi successivi, Pasini aveva parzialmente modificato la propria versione dei fatti. La sera del 28 luglio 2018 i due non avrebbero litigato per il tatuaggio, piuttosto Manuela Bailo sarebbe andata in escandescenze mettendo in atto una scenata di gelosia e impedendo all'uomo di tornare a casa mentre la moglie lo stava telefonando sul cellulare. La donna avrebbe anche urlato a gran voce, rischiando di svegliare lo zio dell'amante che dormiva al piano superiore e non sapeva della sua presenza.
Rimase invece invariata la posizione di Pasini sulla non volontarietà di uccidere la trentacinquenne, che invece sarebbe caduta accidentalmente dalle scale durante il diverbio.[6] Nel corso delle indagini furono sequestrati all'uomo quattro coltelli sui quali erano state rilevate delle tracce ematiche. Gli inquirenti ipotizzarono che quelle tracce fossero appartenenti alla vittima, ma gli esami effettuati dalla scientifica lo esclusero. Dunque l'arma utilizzata per compiere il delitto non fu mai ritrovata.[7][8]
Inoltre il difensore di Pasini aveva richiesto l'esecuzione di un incidente probatorio al fine di interpellare un anatomopatologo per stabilire con certezza se la ferita al collo della trentacinquenne fosse stata inferta con un'arma bianca. Tuttavia, il 21 marzo 2019, il gip del Tribunale di Brescia rigettò l'istanza ritenendo che l'autopsia avesse già chiarito tale circostanza.[9]
Uno scorcio della Chiesa di Santa Maria Immacolata a Nave in provincia di Brescia dove sono stati celebrati i funerali di Manuela Bailo (su concessione di BeWeB - Beni Culturali Ecclesiastici in Web)
Il successivo 2 maggio la Procura di Brescia chiuse le indagini. Pasini fu accusato di occultamento di cadavere e omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l'uomo aveva organizzato un piano per eliminare la sua amante poiché era diventata scomoda e invadente. La premeditazione fu contestata poiché l'indiziato avrebbe predisposto per l'esecuzione dell'omicidio i locali dell'abitazione di famiglia, collocandovi stracci e altri strumenti destinati alla cancellazione delle tracce di sangue. Inoltre si sarebbe assicurato dei tempi di permanenza delle altre persone presenti nell'edificio.
La donna sarebbe stata prima colpita violentemente alla testa, per provocarne uno stato di incoscienza, e poi ferita al collo con un'arma bianca determinando il decesso per shock emorragico massivo e repentino.[10][11] La difesa dell'imputato sostenne invece che lo sgozzamento non fosse dimostrabile, poiché l'arma del delitto non era stata mai rinvenuta. Il 27 maggio 2018 Pasini fu rinviato a giudizio in rito abbreviato.[12]
Il 28 febbraio 2020 l'uomo fu condannato a 16 anni di reclusione dal Tribunale di Brescia. Il verdetto escluse l'aggravante della premeditazione ed applicò lo sconto di un terzo della pena, previsto dal rito abbreviato.[13] Secondo le motivazioni della sentenza, il delitto non sarebbe scaturito da un impulso dettato dalla gelosia, ma piuttosto dalla volontà di Pasini di risolvere la problematica situazione che lo legava all'amante, in modo da poter tornare indisturbato dalla moglie. Per i giudici, tuttavia, il gesto non era stato pianificato, perché contro tale ipotesi sussistevano circostanze e orari che lo escludevano.[14]
Il 27 novembre 2020 la Corte d'Appello di Brescia confermò la sentenza di primo grado.[15][16] La condanna a 16 anni divenne definitiva con la rinuncia della Procura a presentare ricorso in Cassazione.[17]