Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Il femminicidio di Marina Angrilli e Ludovica Filippone a Chieti Scalo e Francavilla al Mare

Vittime:
Marina Angrilli e Ludovica Filippone
Killer:
Fausto Filippone
Località:
Chieti Scalo e Francavilla al Mare
Data:
20 maggio 2018
Foto della Parrocchia Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo a Pescara dove sono stati celebrati i funerali di Marina Angrilli e Ludovica Filippone

Foto della Parrocchia Nostro Signore Gesù Cristo Re a Pescara dove sono stati celebrati i funerali di Marina Angrilli e Ludovica Filippone (dal sito web SanTatiana.ru)

Voce su Marina Angrilli e Ludovica Filippone

Uno scorcio dall'alto di Chieti Scalo

Uno scorcio dall'alto di Chieti Scalo (di Ra Boe, licenza CC BY-SA 3.0)

Marina Angrilli, 49 anni, e sua figlia Ludovica Filippone, 10 anni, sono state uccise da Fausto Filippone, 51 anni.‍[1]

Il duplice omicidio si consumò nell'arco di una giornata, domenica 20 maggio 2018. Tutto iniziò in mattinata quando il signor Fausto, manager del marchio di abbigliamento Brioni, uscì di casa insieme a sua moglie Marina, docente di lettere al liceo scientifico Da Vinci di Pescara. La coppia aveva riferito ai parenti di dover andare a comprare una lavatrice in un centro commerciale, ma in realtà i due si recarono in piazza Roccaraso 18 a Chieti Scalo (frazione più estesa del capoluogo teatino), dove al secondo piano di un condominio era presente un appartamento di loro proprietà che la famiglia affittava a studenti universitari.

Dopo essere entrati al suo interno, la donna precipitò dal balcone. Nessun testimone notò l'incidente e il marito non fornì una chiara spiegazione. Tuttavia l'autopsia svolta nei giorni seguenti svelò che, tenendo in considerazione la tipologia di traiettoria della caduta, l'avvenimento non fu accidentale e le lesioni riportate dalla signora Angrilli erano compatibili invece con una precipitazione improvvisa, inaspettata e provocata da una forza esterna come una spinta. Esaminato il luogo, l'ipotesi più accreditata formulata dagli inquirenti fu che l'uomo avesse teso una trappola alla quarantanovenne, facendola salire su una scaletta tenuta fuori al balcone per poi sbilanciarla e farla cadere al suolo.‍‍[1]

Negli attimi susseguenti, la vittima a terra fu soccorsa da un medico residente nelle vicinanze. Il comportamento di Filippone era strano: si teneva a distanza dal corpo della moglie in gravi condizioni e non aveva chiamato i soccorsi. Il pronto intervento venne allertato da altre persone del vicinato mentre il cinquantunenne farfugliava di voler lasciare il posto perché doveva andare dalla figlia, rimasta a casa dai parenti. Il medico che prestò il primo soccorso gli impedì inizialmente di allontanarsi a causa delle condizioni critiche della donna, ma quando successivamente giunse l'ambulanza, l'uomo con una scusa riuscì ad abbandonare il posto a bordo della sua auto. Marina Angrilli fu trasportata in ospedale, ma non riuscì a salvarsi. Perse la vita due ore più tardi.‍‍[2]

Foto dall'alto di Francavilla al Mare

Foto dall'alto di Francavilla al Mare (di Ra Boe, licenza CC BY-SA 3.0)

Filippone si diresse verso la sua abitazione primaria in via Punta Penna a Pescara e telefonò alla figlia unica, Ludovica, per dirle di aspettarlo fuori casa perché il papà le avrebbe fatto una sorpresa. In seguito, passato a prendere la bambina, il cinquantunenne si recò al cavalcavia Alento sull'autostrada Adriatica A14, all'altezza di Francavilla al Mare, località turistica in provincia di Chieti. Fermato il veicolo prima dell'imbocco di una galleria, l'uomo scese e percorse a piedi insieme alla figlia circa 300 metri per arrivare a un punto del viadotto senza rete di protezione. Entrambi scavalcarono la recinzione del guardrail e si sedettero sul ciglio del parapetto. Alcuni automobilisti di passaggio, vista la scena, si erano preoccupati e avevano avvisato la Polizia Stradale.

Dalla centrale di soccorso, attraverso le telecamere di videosorveglianza poste in zona, degli operatori si erano accorti del pericolo e avevano allertato altre unità operative. Ad accorrere per primi sul posto furono due agenti della Polstrada. Filippone, che teneva la bambina stretta a sé, si accorse della loro presenza e gli intimò di allontanarsi, poi andò in escandescenze e lasciò cadere Ludovica nel vuoto dinnanzi ai loro occhi. Subito dopo annunciò l'intenzione di volersi buttare, ma gli agenti riuscirono a farlo desistere.‍‍[3]‍‍[4]

Nelle settimane successive, al termine degli esami tossicologici, si scoprì che Ludovica era stata sedata dal padre. Nel suo corpo furono rilevate notevoli quantità di benzodiazepine, sostanza utilizzata in farmaci ansiolitici con effetti tranquillanti, ipnotici e anestetici. Dunque la figlia in quei momenti era parzialmente o completamente incosciente. I testimoni che avevano assistito all'omicidio la notarono assente, non si oppose ai gesti dell'uomo e non mostrava il timore di essere in una situazione di pericolo, sul parapetto a un passo dal vuoto. Durante il volo di circa 40 metri, la bambina rimase in silenzio. Inoltre, da un filmato acquisito dalle telecamere di videosorveglianza poste nei pressi del viadotto, la si notava camminare al fianco del padre con passo stanco, quasi a trascinarsi.‍‍[3]

Foto della Parrocchia Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo a Pescara dove sono stati celebrati i funerali di Marina Angrilli e Ludovica Filippone

Foto della Parrocchia Nostro Signore Gesù Cristo Re a Pescara dove sono stati celebrati i funerali di Marina Angrilli e Ludovica Filippone (dal sito web SanTatiana.ru)

Il delitto di Ludovica Filippone si consumò circa un'ora dopo quello compiuto a Chieti Scalo nei confronti della mamma Marina. Il signor Fausto, dopo aver lasciato cadere la figlia, si aggrappò all'esterno della rete del parapetto del viadotto. Da quel momento in poi iniziò una lunga trattativa durata ore durante le quali si tentò di convincere l'uomo a consegnarsi alle forze dell'ordine.‍‍[1]

Sul posto arrivarono i rinforzi e, tra le autorità presenti, vi era anche il procuratore di Chieti che richiese la consulenza dello psichiatra Massimo Di Giannantonio, ordinario di Psichiatria all'Università degli studi D'Annunzio di Chieti, per fungere da mediatore e colloquiare col cinquantunenne. Filippone aveva minacciato i soccorsi, fermi sotto al cavalcavia, di buttarsi giù se si fossero avvicinati al corpo della figlia. L'uomo non voleva che la toccassero mentre continuava a ribadire che non ci fosse altra strada oltre a quella del suicidio a causa della piega che la sua vita aveva preso e per le orribili azioni che aveva commesso.

Il cinquantunenne citò la madre, sostenendo che una delle cause dei problemi che lo avevano coinvolto fu la sua morte, avvenuta nell'agosto del 2017 dopo una lunga malattia. Poi chiese più volte di vedere la sorella. La donna accorse sul posto, ma non le fu concesso di avvicinarsi al fratello. Successivamente lo psichiatra Di Giannantonio precisò che tale decisione era stata presa perché si temeva che il cinquantunenne volesse solo darle l'addio per poi gettarsi nel vuoto.‍‍[5]‍‍[6]

Nonostante ciò, dopo sette ore aggrappato alla rete, poco prima delle otto di sera, l'uomo mollò la presa e si lasciò cadere impattando a pochi metri di distanza dal cadavere di sua figlia. Lo stesso psichiatra, in una successiva intervista, dichiarò che Filippone non aveva alcuna intenzione di collaborare, cercava solo il coraggio di buttarsi e, dopo sette ore, lo aveva trovato.‍‍[3]‍‍[6]

Gli esami tossicologici svolti sui corpi di marito e moglie esclusero l'assunzione di sedativi o sostanze stupefacenti, a differenza della figlia alla quale era state somministrate delle benzodiazepine. Per padre e figlia l'autopsia confermò la morte sul colpo nell'impatto al suolo. Nel caso della signora Angrilli invece, la morte si verificò due ore dopo in ospedale a causa delle gravi lesioni subite in seguito alla caduta.

Foto di Pescara, città capoluogo della regione Abruzzo dove viveva la famiglia Filippone

Foto di Pescara, città capoluogo della regione Abruzzo dove viveva la famiglia Filippone (di Ra Boe, licenza CC BY-SA 3.0 DE)

Nell'auto dell'uomo furono trovati un bicchiere di plastica e una siringa. Nel bicchiere erano stati rilevati circa 50 grammi di una polvere biancastra che sarebbe un mix di cocaina e un'altra sostanza. Venne accertato che non fu usata quella siringa per immettere l'ansiolitico nel corpo di Ludovica. L'assunzione avvenne dunque per via orale, presumibilmente tramite una bevanda o del cibo offerto dal padre durante il tragitto verso il viadotto Alento.‍‍[7]

Le modalità delle azioni compiute dall'uomo lasciarono intendere che il tutto fosse stato premeditato da giorni. Dalle indagini degli inquirenti si scoprì che Filippone era passato, da solo, sullo stesso viadotto Alento il 6 maggio precedente. Esaminando i suoi spostamenti, si dedusse non lo avrebbe fatto per lavoro. Aveva percorso il tratto in un breve lasso di tempo, prima in andata e poi in ritorno, come se fosse un sopralluogo. Probabilmente era stato quel viaggio a far scovare all'uomo il varco senza rete dal quale, il 20 maggio, si recò insieme alla figlia per ucciderla e suicidarsi.‍‍[8]

Note

  1. a b c Filippone, il disegno criminale: un piano studiato per settimane. Il Messaggero. Archiviato dall'originale.
  2. Chieti, né suicidio né caduta accidentale: la moglie di Fausto Filippone spinta giù dal balcone. Il Fatto Quotidiano. Archiviato dall'originale.
  3. a b c Prima di buttarsi Filippone ha urlato: anche mia moglie deve farsi perdonare. Globalist. Archiviato dall'originale.
  4. L'orrore in diretta sui monitor dell'A14. Il Centro. Archiviato dall'originale.
  5. Tragedia di Francavilla, i rimpianti della sorella di Filippone. Vita cambiata dopo morte della madre. ABR24 NEWS. Archiviato dall'originale.
  6. a b La tragedia di Francavilla, parla il negoziatore. "Filippone diceva: 'Ho fatto gesti orrendi, devo farla finita'". Corriere.it. Archiviato dall'originale.
  7. "Il sedativo conferma la premeditazione". Il Centro. Archiviato dall'originale.
  8. Sopralluogo sul viadotto per cercare il varco. Il Centro. Archiviato dall'originale.

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