Voce su Alessia Della Pia
Alessia Della Pia, 39 anni, fu trovata morta nel primo pomeriggio del 6 dicembre 2015 nei pressi dell'abitazione dove risiedeva in zona Cinghio Sud, nel quartiere Montanara della città di Parma.[1]
La Chiesa di San Lazzaro a Parma dove sono stati celebrati i funerali di Alessia Della Pia (su concessione di BeWeB - Beni Culturali Ecclesiastici in Web)
Ad allertare i soccorsi fu il suo compagno, Mohammed Jella, 27 anni, che si era reso irreperibile dopo aver telefonato al 118.[2] Il giovane, originario della Tunisia, aveva diversi precedenti per rapina, ricettazione, droga e violenza. Fu condannato per rapina e ricevette un ordine di espulsione dall'Italia, da eseguire a pena espiata. Il provvedimento, però, non fu mai eseguito dalle autorità locali, così Jella rimase sul territorio nazionale.
Dopo la morte della convivente fu emesso nei confronti del ventisettenne un mandato di cattura internazionale con l'accusa di omicidio volontario. Le ricerche condotte dai Carabinieri e dalla Polizia non ebbero successo. Si scoprì nelle settimane seguenti che Jella era fuggito nel paese d'origine.[3][4]
Secondo le ricostruzioni, la coppia si era trasferita da poche settimane nell'alloggio al secondo piano di una struttura gestita dall'Acer (Azienda Casa dell'Emilia Romagna). La vittima fu pestata di botte nell'appartamento, immersa nella vasca da bagno e infine trascinata sul pavimento e portata, tramite l'ascensore, nell'androne del palazzo dove fu abbandonata esanime prima che il compagno facesse perdere le proprie tracce. Il cadavere presentava numerosi lividi ed ecchimosi, segni di una reiterata ed efferata violenza.
L'autopsia aveva stabilito il decesso per emorragia interna. La vittima sarebbe stata percossa ripetutamente a calci, pugni, botte e colpita da oggetti contundenti, tra cui un mattarello e l'asta di una tenda. Il giovane l'avrebbe persino calpestata con tutto il suo peso. Una brutale violenza che lasciò segni su tutto il corpo e causò la frattura di alcuni denti e diversi traumi al volto. Il cuore della donna non resse alle ferite interne che causarono uno scompenso cardiocircolatorio.[5] Tali evidenze portarono gli inquirenti a contestare l'aggravante della crudeltà.[6]
Il Piazzale Santafiora a Parma. Sullo sfondo il Palazzo Pallavicino (di Parma1983, licenza CC BY-SA 4.0).
Un anno e mezzo dopo, nel maggio del 2017, fu reso noto che la Polizia di Tunisi, capitale della Tunisia, aveva catturato e condotto in carcere il latitante.[7] Tuttavia Jella non venne trasferito in Italia poiché la convenzione tra i due paesi, sottoscritta negli anni '60, non prevedeva l'estradizione, ma soltanto che venissero "perseguiti i cittadini che commettono nell'altro Stato infrazioni giudicate come crimine o delitto". Dunque tutta la documentazione relativa alle indagini, già chiuse, fu trasmessa dalla Procura di Parma alle autorità tunisine, che si impegnarono a processare il giovane.[8][9]
Nel novembre del 2021 il figlio della vittima fu autore di un femminicidio. Si chiamava Mirko Genco e aveva 24 anni. Aggredì a coltellate l'ex compagna in strada, Juana Cecilia Hazana Loayza, madre di un bambino di un anno e mezzo avuto da una precedente relazione. Il ventiquattrenne era stato già denunciato dalla donna e aveva ricevuto una condanna per stalking.
Dopo aver tolto la vita a Cecilia Loayza, nel corso della notte tra il 19 e il 20 novembre, Mirko Genco aveva abbandonato il corpo in un parco pubblico a Reggio Emilia. Il cadavere fu scoperto la mattina seguente da un residente nelle vicinanze. Nelle ore successive, il ragazzo fu fermato dai Carabinieri ed aveva confessato il delitto.[10][11]