Bergamo. Omicidio Sharon Verzeni. Moussa Sangare esce dall'aula in polemica con il suo difensore.

Immagine della notizia (Immagine di Steffen Schmitz (Carschten) su Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0)

Bergamo. Omicidio Sharon Verzeni. Moussa Sangare esce dall'aula in polemica con il suo difensore.

Assoluzione per non aver commesso il fatto o, in subordine, concessione della attenuanti generiche ed esclusione delle aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della minorata difesa.

È la richiesta, fatta oggi alla Corte d'Assise di Bergamo dall'avvocato Giacomo Maj, difensore di Moussa Sangare. Il 31enne a processo per l'omicidio di Sharon Verzeni ha lasciato l'aula a metà dell'arringa difensiva, chiedendo di essere riportato in cella.

"Dopo più di un anno di detenzione, con il processo in corso e sentenza la settimana prossima, è molto teso e probabilmente avrà frainteso qualche parola, così ha preferito uscire", ha raccontato il legale all'Adnkronos.

Nell'estate del 2024, fermato un mese dopo l'omicidio della 33enne – aggredita a coltellate a Terno d'Isola –, Sangare aveva confessato per ben tre volte, prima ai Carabinieri, poi al pm Emanuele Marchisio e infine anche alla gip Raffaella Mascarino, dichiarando di aver colpito la vittima "senza motivo", perché sentiva il "feeling di fare del male".

Successivamente, però, l'imputato ha ritrattato tutto: "Sono stato costretto dalla situazione: ero sveglio e in giro da molto tempo, volevo che finisse tutto e ho detto quello che probabilmente volevano sentirsi dire". Questa la motivazione che Sangare ha fornito al suo avvocato.

Il legale in aula ha chiesto che la pena sia "minima", con il riconoscimento delle attenuanti generiche, tenuto conto delle "circostanze, della perizia, della condizione sociale, familiare ed economica di Sangare, della tossicodipendenza e del fatto che l'omicidio non è stato premeditato".

Oltre a quella della premeditazione, il difensore ha chiesto anche che vengano escluse le aggravanti della minorata difesa e dei futili motivi. "La giurisprudenza dice che il motivo è futile quando è sproporzionato rispetto all'evento, ma qui non c'è nessun motivo, quindi non è neanche sproporzionato perché non esiste", ha spiegato l'avvocato Maj. (Adnkronos)

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